Donne degne di nota: Sorriso

12/01/2010

Sorriso fa la barista. Preferirei dire l’ostessa, ma il posto dove mesce, serve e sorride non è un’osteria, benché se ne fregi indegnamente del titolo, ma uno dei lounge bar più frequentati e brutti di Padova – dislocato in prossimità della tangenziale, arredato senza gusto, in grado di riportare a casa gli avventori appiedati o troppo sbronzi per guidare, grazie ad una convenzione con la compagnia di taxi.
Sorriso ha un nome e un cognome, tanti capelli neri e due occhioni che non ti aspetti di incrociare in un’osteria bar che si chiama come il ladrone che gli ebrei hanno preferito a Gesù. Sorriso mesce, serve e incassa in un posto che la minoranza cattolica frequenta nonostante la musica live, il profumo delle sciampiste, la ressa dei mezzi calciatori e i dieci minuti di coda che servono per guadagnare il banco e dirle, guardandola finalmente negli occhi, “ciao, un negroni”.


Il nome al mare

29/12/2009

Un posto in cui i bar si chiamano “Flerty”, “Diferent”, “Ribose” e “Facebukafe” non può aver dato il nome a niente. Il nome al mare (Adriatico) lo hanno dato quelli che ad Adria ci arrivavano da altri luoghi, salvo ripartire al più presto per lande più felici e osterie più accoglienti.


I padovani

21/11/2009

Non generalizziamo. Ci sono padovani simpatici, colti, ospitali, cattolici, umili o quantomeno prudenti. Come si è detto. Ma i più (diciamo pure il 52%), sono antipatici, ignoranti (ignorano ciò che non gli interessa), freddi, senza dio (quindi senza morale), presuntuosi o quantomeno insolenti. Sono quelli che hanno la bifamiliare a Città Giardino, tre bilocali (in affitto) all’Arcella, l’attico in via Tiso da Camposampiero o 300 metri quadri a San Paolo. Fanno gli ingegneri, gli avvocati e i medici. Hanno mogli che insegnano al Tito Livio o al Marchesi. Figli giornalisti. Nipoti rincoglioniti dalla scuola inglese. Grosse auto, tanti soldi, poca passione. Comprano le arance in Piazza, dai pakistani, a 1,30 euro al chilo. Non dai padovani, che le mettono a 1,50. E’ così che si diventa ricchi: risparmiando sull’essenziale, si accumulano risorse per l’inutile, come un viaggio in Patagonia. Per intenderci, sono i padovani che hanno votato Zanonato.


Dove pregano i rom

12/10/2009

Gentile Sindaco,
incoraggiato dalle sue recenti parole a proposito dell’affaire rom (“Il Partito Democratico, soprattutto a Padova dove governa, ha il compito di risolvere i problemi e non di denunciarli”) mi permetto di denunciare quanto accaduto sabato pomeriggio durante una visita al Duomo della nostra città (non mi ricordavo quanto fossero brutti l’altare e il crocifisso che Giuliano Vangi ha realizzato secondo i gusti del Vescovo ma con i soldi di qualcun altro).

All’entrata mi avvicina un signore (rom?) e mi chiede l’elemosina. Come è mio costume (sono tirchio) tiro dritto ed entro in chiesa, mentre la mia ragazza si attarda sulla piazza. Raggiunto poco dopo, scopro che il medesimo signore (rom?) avrebbe insistito con lei fino a scroccare qualche moneta (la mia ragazza, differentemente da chi scrive, non ingombra più di 165 cm in altezza e 40 in larghezza e incute più che il timore, altro genere di sentimenti).

Neanche il tempo di concludere la visita che lo stesso (rom?), entrato nel duomo, comincia ad armeggiare nei pressi di una cassetta delle offerte, mentre un suo socio (rom?) prova a sfilare il portafogli di tasca a un anziano raccolto in preghiera. Alla vista dello scempio, peraltro compiuto proprio sotto agli occhi del Santissimo, mi sento in dovere di intervenire per dissuadere i due (rom?), farli uscire dalla chiesa e successivamente avvertire il sacrestano dell’andazzo.
Le cui parole in risposta sono:
«E’ così tutti i giorni. Appena giro le spalle questi entrano e fanno quello che vogliono. Guardi – indicando l’ultima fila di banchi su cui sono inginocchiati due signori (rom?) – Sono già tornati dentro a “pregare”.»


I diritti dei bambini

07/10/2009

Davanti alla cappella dell’Ospedale Bambin Gesù, a Roma, c’è un pannello al quale sono affissi alcuni disegni. Opera dei giovani ricoverati che hanno disegnato, ciascuno sul proprio foglio, quello che ritengono il loro diritto fondamentale. Fra gli altri, riporto: il diritto a non essere paziente, ad urlare, ad essere protetto, ad essere curato, a giocare, ad avere una mamma, ad andare a scuola, a guarire, a non avere male. Oltre ovviamente al diritto ad essere furbi, né scritto né disegnato, ma chiaramente testimoniato dall’opera di Daniele, che, con tanto di copia in scala 10:1, ha disegnato il diritto ad avere il Game Boy.


Padova non è Italia

29/09/2009

A Roma, in via Urbisaglia, laterale di via Gallia, proprio di fianco alla chiesa (bruttina) della Natività, c’è la casa dei discepoli dei cuori di Gesù e Maria, una giovane congregazione religiosa spagnola. Ci vivono il rettore generale dell’ordine e alcuni studenti di teologia. Quasi tutti sacerdoti. Uno dei quali si chiama padre Lee. Viene dalla Korea. E qualche giorno fa, gli è toccato di pranzare con chi scrive. Che è padovano.

- Io stato a Padova.
- Piaciuta?
- Sì. Anche se Padova non è Italia.
- Perché?
- Perché Italia è come Roma. Tutto sporco. Padova no. Tutto pulito.
- Dici davvero?
- Sì. Anche gente diversa. Tu chiedi informazione, tutti gentili. No come Italia.


Utero cercasi

14/09/2009

rocco


Donne degne di nota: Sticchio

06/08/2009

Sticchio è un nome di fantasia. Anzi, è un nome comune di cosa. Almeno in Sicilia. Dove, sotto a quattro mostri costruiti a metà, una strada asfaltata a metà conduce alla calata Arenella. Dove c’è una padovana che prende il sole con addosso metà costume. Dove il padovano che l’accompagna, nonostante il suddetto costume, infrange il nono comandamento per colpa di una saccense con addosso un costume intero (come tutte le saccensi), accompagnata da un saccense con i capelli unti (come Gattuso). Dove un altro saccense non accompagnato quindi a caccia, alla vista della saccense di cui sopra, esclama: “Minchia che pezzo di sticchio!”


Dentro di me niente di mio

23/07/2009

Dall’omonimo pezzo di Camillo Langone apparso martedì 21 luglio su 1l f0gI10:

Perché porto sempre la croce al collo? Per non finire somaro venduto al mercato. Per non dimenticare mai di essere vuoto, sotto le giacche Borrelli e i pantaloni Incotex, per restare aperto al soffio rianimante, per praticare l’ubbidienza anziché la coscienza. L’ubbidienza o anche la disubbidienza, chiaro, che è pur sempre una relazione. Dico meglio: che è pur sempre una relazione con la verità.


Donne degne di nota: Michela

21/07/2009

Michela sembra una “ragazza seria”, ma non lo è. Parole sue. Fa la cassiera al GS di Via degli Orti, un supermercato che sembra una favela. Michela batte le pesche. Batte il pane. Batte la polenta, mi sorride. Batte l’Aperol. Batte lo yogurt. Batte il manico della Pippo, alza lo sguardo e mi fa: “certo che pure te ogni tanto devi scopa’.”


Lotito Sindaco!

07/07/2009

“I giocatori a sti prezzi non li vendo. Se volessero andar via perché gli mancano gli stimoli  (che poi a me gli stimoli mi fanno venire in mente altre cose) be’, trovassero le squadre che portassero il dollaro.”


Donne degne di nota: Alessia

06/07/2009

Alessia è giovane ma crescerà. Compierà 18 anni, si sposerà, farà una famiglia. Avrà tanti figli che d’estate parteciperanno al Grest di Ponte San Giovanni (PG).  Con animatrici belle e brave come lei. Che invece di truccarsi o drogarsi come le sue coetanee, si prende la briga, accompagnata da don Paolo, di insegnare ai bambini qualche trucco di giocoleria e due o tre coreografie, per farli poi esibire con i clown del Circo Oscar Orfei. Fino a sdraiarsi, ché tanto non teme la morsa delle tentazioni, dentro ad teca piena di serpenti.


Le corna di Blatter

04/07/2009

Il Brasile vincerà i prossimi mondiali. Quello scimmione di Lucio si farà il segno della croce. Kakà alzerà le dita al cielo. Tutta la selecao pregherà in mezzo al campo. Piangeranno gli sconfitti. Piangerà Jim Stjerne, dirigente della federazione danese (quella del biscotto agli Europei 2004). E a Blatter (che ha richiamato i brasiliani dopo le preghiere di gruppo in Confederation Cup) non resterà che mettersi le mani in tasca e fare le corna.


W la mamma

04/07/2009

Mammona ti abbandona. Mamma no. Ne sa qualcosa Gioela, figlia perfetta di una madre quasi perfetta (che forse ha sbagliato solo a darle quel nome). Figlia 20enne di madre 48enne, come lei diplomata di fresco. Che con lei ha condiviso, oltre al tetto e alle fatiche della malattia, anche il banco e la classe, lo studio, gli esami e la soddisfazione finale.


Donne degne di nota: Irene

02/07/2009

Irene è una ragazza rotonda, curata e tatuata. Lavora all’Energy Store di via del Gazometro (dove ripiega chi si è stufato di chiamare il numero verde Eni e sentirsi dire che gli operatori sono momentaneamente occupati). Irene sa come valorizzare le sue forme. Sa che hai fatto un’ora di coda. Sa che non è colpa tua se l’Eni ti ha spedito una bolletta da 1069 euro. Sa che hai già sporto reclamo. Sa che L’Eni non ti ha ancora risposto. Sa che vorresti incendiare l’Energy Store. Quindi ti dice: “Vattene a casa. Fatte ‘na camomilla. Aspetta du’ settimane e poi, senza che vieni qua a perde’ tempo, chiamame a me. Questo è il mi numero.”