(segue il testo di una lettera aperta al sindaco di Padova Flavio Zanonato)
Gentile Sindaco,
incoraggiato dalle sue recenti parole a proposito dell’affaire rom (“Il Partito Democratico, soprattutto a Padova dove governa, ha il compito di risolvere i problemi e non di denunciarli”) mi permetto di denunciare quanto accaduto sabato pomeriggio durante una visita al Duomo della nostra città (non mi ricordavo quanto fossero brutti l’altare e il crocifisso che Giuliano Vangi ha realizzato secondo i gusti del Vescovo ma con i soldi di qualcun altro).
All’entrata mi avvicina un signore (rom?) e mi chiede l’elemosina. Come è mio costume (sono tirchio) tiro dritto ed entro in chiesa, mentre la mia ragazza si attarda sulla piazza. Raggiunto poco dopo, scopro che il medesimo signore (rom?) avrebbe insistito con lei fino a scroccare qualche moneta (la mia ragazza, differentemente da chi scrive, non ingombra più di 165 cm in altezza e 40 in larghezza e incute più che il timore, altro genere di sentimenti).
Neanche il tempo di concludere la visita che lo stesso (rom?), entrato nel duomo, comincia ad armeggiare nei pressi di una cassetta delle offerte, mentre un suo socio (rom?) prova a sfilare il portafogli di tasca a un anziano raccolto in preghiera. Alla vista dello scempio, peraltro compiuto proprio sotto agli occhi del Santissimo, mi sento in dovere di intervenire per dissuadere i due (rom?), farli uscire dalla chiesa e successivamente avvertire il sacrestano dell’andazzo.
Le cui parole in risposta sono:
«E’ così tutti i giorni. Appena giro le spalle questi entrano e fanno quello che vogliono. Guardi – indicando l’ultima fila di banchi su cui sono inginocchiati due signori (rom?) – Sono già tornati dentro a “pregare”.»



