Archive for the 'Padova' Category

Madonna vs nani

06/01/2011

Per amare la natura bisogna prima amare l’uomo, altrimenti si fa come i nani che, credendo di difendere il panorama, hanno difeso il dio Tontolo a scapito di una statua della Vergine Maria, della natura, dell’uomo e della sua libertà. Non serve essere cristiani, ma serve non essere tonti, per riconoscere che la Madonna è garanzia e simbolo di libertà. Garanzia perché dove non ha cittadinanza, come in certe zone dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia (speriamo che il Parco dei Colli Euganei non allunghi la lista), anche la libertà dell’uomo è messa in discussione. Simbolo perché rimanda ad una giovane ragazza madre, ad un’umile profuga costretta da un regime straniero a partorire in una grotta e, qualche anno dopo, ad assistere alla morte del suo unico figlio, complici la diffidenza di un clero ottuso e corrotto, e la dabbenaggine della gente. Chi ama i Colli Euganei combatte gli abusi e gli obbrobri edilizi, gli agriturismi tinteggiati di rosa, le marmitte dei motociclisti, le discoteche con i nomi in inglese, le osterie che vendono mojito invece di raboso, le antenne sulla cima e l’amianto nelle viscere del monte Venda. Affari di cui non si curano i partigiani del sedicente “Collettivo Operasione Pirio”, che, dietro ad una sigla, dall’omonimo blog prendono le distanze dal trafugamento della statua, ma ironizzano volentieri sulla “Santissima Biancaneve Madonnina del Monte Pirio”, la sostituiscono con un nano da giardino, e lanciano una petizione contro “l’edificazione ex novo di manufatti di qualsiasi tipo riconducibili a movimenti religiosi”, non potendo far nulla contro quelli che abitanti ed escursionisti sono già abituati ad incontrare, quali le decine di capitelli e crocifissi che non solo impreziosiscono e umanizzano il paesaggio collinare, ma testimoniano l’amore per la libertà e per l’uomo di chi ci ha preceduto: contadini, allevatori, cacciatori, osti e gitanti che hanno intitolato la seconda vetta del complesso collinare alla Madonna e che, attorno alle abbazie di Praglia e di Carceri, ai monasteri del monte Venda e di san Daniele, all’eremo del monte Rua, ai santuari di Monselice, Teolo e Monteortone, hanno orientato la propria esistenza. Non è per “narcisismo”, come sostengono i ragazzi del “collettivo”, ma per amore dell’uomo e della sua libertà che qualcuno si è preso la briga di portare una statua della Madonna fin sul monte Pirio. Narcisista è chi, al grido sordo di “o tutti o nessuno”, istiga ad azioni di contrasto, a disseminare i colli di statuette raffiguranti nani che non sono né garanzia di libertà, né simbolo di amore verso l’uomo: nessuno si è mai inginocchiato di fronte a un nano, ha costruito templi in suo onore, ha amato altri uomini seguendo il suo esempio. I nani sono il simbolo, semmai, della dabbenaggine e della ristrettezza mentale di chi è abituato a guardare la natura e l’uomo dal basso del proprio ombelico.

pubblicato sul Corriere del Veneto il 6/01/2010

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Presentiamo la lobby di Dio

12/12/2010

Giovedì 9 dicembre, ore 21.00, Sala Anzani, Padova. Presenti l’autore, il coautore, l’assessore ai libri e alle cose belle, e il cronista di un giornale che sta fallendo. Assente il sottoscritto, che arranca ai 50 all’ora sulla A1, scortato dalla polizia, auto in panne, destinazione forzata: area di servizio di Roncobilaccio. Ritardatario ma non troppo un collega, ciellino mancato come molti, giornalista più di me (lui professionista, io pubblicista), in grado di restituire qualche suggestione sull’evento libresco dell’anno patavino: presentazione di un volume pubblicato dalla sempre prudente editrice Chiarelettere, intitolato La lobby di Dio, che volentieri profonde nefandezze di ciellini odierni e trapassati, redatto da un padovano ex ciellino, al secolo Ferruccio Pinotti (che pare non abbia risolto il suo rapporto di ex) e da un distinto cronista che, differentemente da chi scrive, di ciellino non ha neanche un parente: Giovanni Viafora. Numerosi i convenuti per il varo dell’opera: «Un raduno di incattiviti, tutti contro Cl, che include vetero-femministe, radicali frustrati e pidiellini marginali – narra il collega ritardatario –. In più alcuni funzionari della Azione cattolica, che pur di sparlare del “movimento” hanno detto che il patriarca di Venezia, “Ettore Scola” (che però si chiama Angelo), è ciellino pure lui, e quindi favorisce solo i ciellini… che Bersani è segretario del Pd per colpa di Cl e che Zaia e Cota sono governatori grazie ai voti di CL, che sostiene solo antiabortisti – che c’è di male? –. Salverei solo il coautore, Giovanni Viafora, che, senza ossequi né livori, ha avuto l’ardore di distinguersi: “Io ho scritto la parte su Padova, di quella sono responsabile. Del resto… che dire? Quella citazione di De Benedetti secondo cui Cl è peggio della mafia non l’avrei messa.»
Mancando il sottoscritto, che altro aggiungere? Giusto tre cose. La prima: bravi gli autori, bello il libro, dettagliata l’inchiesta, solo: Cl è più degli affari che fa. Cl sono gli amici che ti fanno compagnia quando ti muore la madre, che ti aiutano quando tuo figlio scappa di casa, che non si dimenticano di te, che vivono insieme a te la fede che professano e che professi anche tu, rendendola viva, palpabile. In modo talvolta pedante, ai limiti del settario, per carità, ma vero, plausibile, tangibile. Di questo, nel libro, non si parla: ne La lobby di Dio i ciellini sono una pletora di caproni manovrati dall’alto. Niente di più. La seconda: nelle cronache locali e nazionali molte righe ha guadagnato la vicenda relativa al presunto sconto sull’affitto del Caffè Pedrocchi (che aperto dà lustro alla città, chiuso compiace i vecchi dell’Azione cattolica), praticato dall’amministrazione comunale in favore di chi lo gestisce, un’impresa collegata a Cl. Anche di questo Pinotti e co. non danno merito: sia mai che l’assessore ai libri o qualcuno più su se ne risenta. La terza: nel libro si elencano diffusamente nomi e capi d’accusa dei soci di Dieffe (cooperativa che, con fondi europei, ha messo in piedi corsi di formazione a Granze, Ponte di Brenta e in altri borghi), colpevoli, forse, di aver pasticciato coi conti. I redattori, prima di scrivere, hanno fatto due passi fuori dal centro, per vedere come sono seguite quelle centinaia di giovani che quei corsi frequentano? Lo facciano, si pentiranno di quello che hanno scritto.

Santa Giustina vs indiani

05/12/2010

La domenica è il giorno del Signore, non degli indiani. Vivono a Padova e non nelle tende i fedeli che riempiono la cripta della Basilica di Santa Giustina, dove si dice messa alle 9.30 (in cripta fa più caldo). La celebrazione è molto raccolta, non ci sono chitarre, c’è un organo, c’è anche un organista, ci sono il parroco, un monaco, molti vecchi, molti cinquantenni e molti trentenni, quest’ultimi osservati con gran rispetto da chi scrive, perché loro e non altri sono i baluardi della fede in quella che, nonostante l’esilio romano, resta la mia parrocchia. Non indossano pantaloni viola (che è il colore dell’avvento, ma sta bene solo addosso al celebrante), scarpe Hogan o pellicce ecologiche: sono gli eroi dei nostri giorni, costretti a difendersi dagli attacchi dei gentili tanto fuori quanto dentro la Basilica, dove il nulla avanza sotto forma di un volantino stampato – pensa un po’ – dalla Caritas diocesana. Il predetto non invita alla preghiera, al digiuno o alla carità… piuttosto a differenziare i rifiuti e a diminuirne la produzione, con citazione di Capriolo Zoppo, “capo della nazione indiana dei Duwamnish”. Sai com’è? Né Santa Giustina, né San Prosdocimo (patrono di Padova), né San Daniele, né Sant’Antonio, né San Luca, né alcuno dei martiri di cui sono conservate le spoglie in Basilica o in città avevano affrontato un argomento così caro ai quarantenni.

Incunaboli vs illustrazioni

05/12/2010

Museo diocesano di Padova. Studenti, giornalisti e disabili entrano gratis, gli altri pagano (poco). Dentro ci trovi meraviglie: qualche Tiepolo, una raccolta di lussuosissime pianete, la cappella costruita dal vescovo Barozzi (preziosa quasi quanto quella degli Scrovegni), un’esposizione di splendidi incunaboli di cui Padova è ricchissima (la biblioteca capitolare è la più illustre d’Europa, quindi del mondo).
“Ci vengono dieci persone al giorno” mi spiega una delle volontarie che tengono aperta la baracca, bellissimo sorriso, bellissimi occhi azzurri, fra le mani la rivista Internazionale (nessuno è perfetto): “Sa, il museo è poco pubblicizzato”. Che poi a uno vien da colpevolizzare Andrea Nante, direttore dei Musei diocesani, che assicura spolvero e presenze alla biennale di illustrazione sul tema “i quattro elementi” ossia terra, fuoco, aria e acqua, detta “i Colori del Sacro”, da lui curata, organizzata e pubblicizzata coi soldi della diocesi, che credo a tutt’oggi ancora cattolica e non pagana, sempre che Nante sia d’accordo.

Quanto sesso al San Gaetano

22/04/2010

Questi hanno scritto un libro, l’hanno portato a Porta a Porta e poi hanno trovato qualcuno che l’ha presentato al Centro Altinate (o San Gaetano, come si chiama?), sotto il patrocinio dell’assessore alla Qultura del comune di Padova, sior Andrea Colasio.  Il libro, stando a chi l’ha presentato, è una raccolta di indagini quantitative e qualitative sui costumi sessuali degli italiani. Ti dice quanto scopano i novantenni e a quanti anni dal matrimonio i cattolici “sperimentano” il deretano della moglie (indagini quantitative). Ma anche come le separate si masturbano (indagini qualitative). Tutte cose importantissime, perché il sesso altro non è che un fenomeno da misurare (indagini quantitative) o da descrivere (indagini qualitative). Del senso che ha per la persona, di quello, chi se ne sbatte? Giusto la Chiesa e i suoi “preti retrogradi”. O, per restare alla presentazione al San Gaetano, i soliti Romolo Bugaro, Marco Franzoso e Giulio Mozzi, che, dopo le prolusioni dei sociologi, con un po’ di vergogna (parlo per almeno uno dei tre), hanno combattuto la miseria del non senso leggendo estratti di questo e quest’altro libro. Dio li benedica (e gli faccia fare tanto sesso).

Donne degne di nota: Sorriso

12/01/2010

Sorriso fa la barista. Preferirei dire l’ostessa, ma il posto dove mesce, serve e sorride non è un’osteria, benché se ne fregi indegnamente del titolo, ma uno dei lounge bar più frequentati e brutti di Padova – dislocato in prossimità della tangenziale, arredato senza gusto, in grado di riportare a casa gli avventori appiedati o troppo sbronzi per guidare, grazie ad una convenzione con la compagnia di taxi.
Sorriso ha un nome e un cognome, tanti capelli neri e due occhioni che non ti aspetti di incrociare in un’osteria bar che si chiama come il ladrone che gli ebrei hanno preferito a Gesù. Sorriso mesce, serve e incassa in un posto che la minoranza cattolica frequenta nonostante la musica live, il profumo delle sciampiste, la ressa dei mezzi calciatori e i dieci minuti di coda che servono per guadagnare il banco e dirle, guardandola finalmente negli occhi, “ciao, un negroni”.

Papi

03/06/2009

23 anni. Laureando in legge. Giovanissimo candidato del PD pel consiglio comunale di Padova. Ha tappezzato la città di manifesti. Riempito le cassette di santini. Per dire che è un uomo nuovo. Pardon, un giovane. Giovane davvero. Talmente giovane che viene da chiedersi: chi gli ha pagato la campagna?

Resistenza Mariana

25/05/2009

A Padova, nel suk del quartiere Arcella, dove spirò il Santo della città, dove i padovani sono sopraffatti da riti e olezzi di nuovi e fastidiosi migranti, c’è chi, nell’androne di un condominio popolare, non rinuncia ad onorare la Madre di Cristo.

Fioretto in via Buonarroti

Ronda su ronda

02/03/2009

In edicola con il giornale.
O qui.

Via Anelli, the movie – starring Daniela Ruffini

04/12/2008

Ho visto il documentario su via Anelli. Meglio, sullo sgombero di via Anelli. Mi è sembrato piuttosto noioso. Meglio, noiosissimo. Didascalico. Poco televisivo. Ma anche poco cinematografico. Alcuni minuti di girato di gente che parla. Niente immagini. Niente ciccia. “E’ un punto di vista su via Anelli” ha chiarito il regista, dimostrando grande onestà intellettuale. Meglio, il punto di vista su via Anelli dell’assessore Ruffini – ovviamente presente in sala.

Piccolo appunto di merito: se la formula doveva essere quella del sermone, il regista avrebbe dovuto levare il microfono dal maglione collo alto di Ruffini e piazzarlo sulla camicia lisa del personaggio “barbiere-musicista”. Grazie a sindaco, Ruffini e comune tutto (ossia grazie a chi ha in parte finanziato il documentario), il nostro ha trovato una casa degna e un posto (mi pare in via Tommaseo) dove esercitare la sua professione. Non vedo l’ora che mi crescano i capelli per farmeli tagliare da lui. Alla fine della proiezione, in un italiano incerto, ma con splendida naturalezza, ha ringraziato regista, comune, sindaco e ovviamente Ruffini, ma anche i sacerdoti della parrocchia che lo vanno a trovare. Perché, ha detto lui, non si vive solo di cose, ma soprattutto della parola di Dio. Ruffini ha applaudito. Io gli ho dichiarato amore eterno.

Negri, purché se ne parli

29/10/2008

Vincenza fa tenerezza. È una ragazza panciuta, vestita alla moda delle adolescenti. Viene da Potenza. Parla con forte accento meridionale. Si emoziona alle lusinghe dei fotografi. A telecamera spenta chiede ai giornalisti a che ora andrà in onda il servizio. Nemmeno si rende conto del casino che ha combinato. Il padre, pregiudicato, deve averla istigata. La madre, che con lei gestisce la pizzeria di famiglia, l’ha mandata avanti. E così Vincenza ha preso il pennarello e scritto quel che c’era da scrivere in un quartiere in cui il problema sono i negri. Di fronte a un esercizio che è andato avanti grazie ai negri, ma che per colpa dei negri rischia di chiudere per sempre. «Io qui ho investito dei soldi, per il futuro mio e dei miei figli» dice la madre intromettendosi appena. «Se è questo che vuole la legge, noi ci dobbiamo adeguare». La pizzeria Tre Botti ha appena finito di scontare il secondo periodo di stop ordinato dal questore di Padova per motivi di ordine pubblico, cui è seguita un’ordinanza del sindaco Flavio Zanonato (Pd) che ha vietato la somministrazione di alcolici e imposto la chiusura alle 19.30. Orario un po’ insolito per un esercizio nel quartiere Arcella, prima periferia padovana, distretto ad alta densità di immigrati a nord di una città che ne accoglie più di 20 mila. Dove l’amministrazione comunale non è riuscita a imporre il decoro, finendo per ammassare parte degli inquilini dei palazzi di via Anelli. Spostando un problema che è di tutto il Nord-Est. Un’area produttiva, che però sembra costretta a crescere assieme ai propri ghetti. Perché il modello imprenditoriale attrae manodopera non specializzata e a basso costo. Non certo cervelli. Alle imprese del Nord-Est servono negri. E i negri fanno casino.

Il resto su tempi.it o giovedì in edicola.

La vespa che non crede ai miracoli

10/06/2008

Stamattina un’auto non ha rispettato la precedenza e ha investito la vespa di mio padre. Al posto suo – di mio padre – c’ero io. Il botto è stato forte, la vespa s’è fatta parecchio male, io niente di niente: sai te come, son caduto in piedi. L’investitore, dopo aver bestemmiato, essersi scusato, ha detto di venire dalla Basilica del Santo; inutilmente, secondo lui, vi si sarebbe trattenuto a pregare in favore della coniuge gravemente malata. Avesse fatto a meno, vien da pensare, io non griderei al miracolo e la vespa di dolore.

Rispondere al prete

20/09/2006

Mezzogiorno. Sto sfogliando misteriosi testi gnostici nel “settore religione” de La Feltrinelli di Padova. Al mio fianco Maurizio riordina dei volumi – Maurizio è il più preparato e ossequioso assistente alla vendita fra quelli che lavorano a La Feltrinelli di Padova.

«Posso?» ci distrae una voce femminile.
«Prego!» fa Maurizio, per rassicurare l’avventrice «Anche questo è un “settore”».
«Ah, pensavo…» e non pensava male: in effetti il “settore religione” de La Feltrinelli di Padova è una specie di sgabuzzino male illuminato. Niente a che vedere con l’ampio ingresso, gli ariosi settori “poesia”, “tascabili”, “viaggi”, “psicologia”, “attualità” eccetera.

«Volevo chiedere una cosa.» insiste, mentre io, di spalle, imperscrutabile, non stacco gli occhi dall’Apocalisse di Giovanni.
«Dica.» si propone Maurizio.
«Ho avuto un lutto. Mi è morta una persona cara. Dovrò partecipare a una funzione religiosa, e…»
«Le faccio le mie condoglianze.» si insinua prontamente Maurizio, coprendo di ossequio la momentanea incertezza della sua interlocutrice.
«Dicevo… alla messa non sono preparata. Diranno delle preghiere, e io, come dire… cerco un libro che mi insegni a rispondere.»

Sorpresa? Compassione? Curiosità? Forse tutte e tre le cose. Mi giro di scatto: eccola.
«Sa, in chiesa, quando il prete parla…»
E’ sui 65, bionda, una vecchia padovana del centro, ingioiellata, di estrazione borghese, alto borghese, medio alto. L’aria un po’ smunta, diresti che ha esagerato col solarium. Non riesco a staccarle gli occhi di dosso. Maurizio, imperscrutabile, cerca risposte sullo scaffale.
«Mi faccia pensare…»