Presentiamo la lobby di Dio

12/12/2010

Giovedì 9 dicembre, ore 21.00, Sala Anzani, Padova. Presenti l’autore, il coautore, l’assessore ai libri e alle cose belle, e il cronista di un giornale che sta fallendo. Assente il sottoscritto, che arranca ai 50 all’ora sulla A1, scortato dalla polizia, auto in panne, destinazione forzata: area di servizio di Roncobilaccio. Ritardatario ma non troppo un collega, ciellino mancato come molti, giornalista più di me (lui professionista, io pubblicista), in grado di restituire qualche suggestione sull’evento libresco dell’anno patavino: presentazione di un volume pubblicato dalla sempre prudente editrice Chiarelettere, intitolato La lobby di Dio, che volentieri profonde nefandezze di ciellini odierni e trapassati, redatto da un padovano ex ciellino, al secolo Ferruccio Pinotti (che pare non abbia risolto il suo rapporto di ex) e da un distinto cronista che, differentemente da chi scrive, di ciellino non ha neanche un parente: Giovanni Viafora. Numerosi i convenuti per il varo dell’opera: «Un raduno di incattiviti, tutti contro Cl, che include vetero-femministe, radicali frustrati e pidiellini marginali – narra il collega ritardatario –. In più alcuni funzionari della Azione cattolica, che pur di sparlare del “movimento” hanno detto che il patriarca di Venezia, “Ettore Scola” (che però si chiama Angelo), è ciellino pure lui, e quindi favorisce solo i ciellini… che Bersani è segretario del Pd per colpa di Cl e che Zaia e Cota sono governatori grazie ai voti di CL, che sostiene solo antiabortisti – che c’è di male? –. Salverei solo il coautore, Giovanni Viafora, che, senza ossequi né livori, ha avuto l’ardore di distinguersi: “Io ho scritto la parte su Padova, di quella sono responsabile. Del resto… che dire? Quella citazione di De Benedetti secondo cui Cl è peggio della mafia non l’avrei messa.»
Mancando il sottoscritto, che altro aggiungere? Giusto tre cose. La prima: bravi gli autori, bello il libro, dettagliata l’inchiesta, solo: Cl è più degli affari che fa. Cl sono gli amici che ti fanno compagnia quando ti muore la madre, che ti aiutano quando tuo figlio scappa di casa, che non si dimenticano di te, che vivono insieme a te la fede che professano e che professi anche tu, rendendola viva, palpabile. In modo talvolta pedante, ai limiti del settario, per carità, ma vero, plausibile, tangibile. Di questo, nel libro, non si parla: ne La lobby di Dio i ciellini sono una pletora di caproni manovrati dall’alto. Niente di più. La seconda: nelle cronache locali e nazionali molte righe ha guadagnato la vicenda relativa al presunto sconto sull’affitto del Caffè Pedrocchi (che aperto dà lustro alla città, chiuso compiace i vecchi dell’Azione cattolica), praticato dall’amministrazione comunale in favore di chi lo gestisce, un’impresa collegata a Cl. Anche di questo Pinotti e co. non danno merito: sia mai che l’assessore ai libri o qualcuno più su se ne risenta. La terza: nel libro si elencano diffusamente nomi e capi d’accusa dei soci di Dieffe (cooperativa che, con fondi europei, ha messo in piedi corsi di formazione a Granze, Ponte di Brenta e in altri borghi), colpevoli, forse, di aver pasticciato coi conti. I redattori, prima di scrivere, hanno fatto due passi fuori dal centro, per vedere come sono seguite quelle centinaia di giovani che quei corsi frequentano? Lo facciano, si pentiranno di quello che hanno scritto.

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3 Risposte to “Presentiamo la lobby di Dio”

  1. paolab Says:

    caro carlo, non ho ancora letto il libro. me lo sono comprato per natale e – rigorosamente – i libri di natale comincio a leggerli a santo stefano, se no non c’è gusto. quel che so di cl, essendo stata di cl dai 14 ai 22 anni, è compatibile con quanto ho letto dalle anticipazioni del libro. dei tanti “amici nella fede” di quegli anni, me ne sono rimasti pochi. e non perché li abbia abbandonati io. le mie compagne di studi – con cui dividevamo fraternamente i giorni e le fatiche – sono state a lungo esplicitamente redarguite a non frequentarmi più (e alla fine cedettero quasi tutte) dopo che io trassi le conseguenze e lasciai cl. io non l’avrei neanche voluto. ma da scuola di comunità mi gettarono letteralmente fuori perché (letteralmente) le mie domande “distraevano”. perché – questo è l’essenziale – in cl la libertà è un’etichetta vuota e l’autonomia di pensiero esplicitamente indicata come grave errore. con felice sintesi mi si spiegava che «l’unica libertà è seguire». l’odiosa ambiguità – vale a dire il doloso imbroglio – era che ti lasciavano credere che avresti “seguito” gesù cristo, invece avresti obbedito alle ubbie di vari capetti – cooptati dall’alto in gerarchica successione. alla fine a me pare che anche don giussani fosse solo un capetto un po’ meno balordo. a me l’equazione che seguire don giussani fosse seguire cristo è sempre sembrata una cazzata. anche a 14 anni. deve essere per questo che son riuscita a salvare la pelle. è un discorso lungo. in cl o sei plagiato o sei plagiatore. a volte un po’ e un po’. le mie amiche superstiti (le sole che hanno resistito ai diktat), che amo con la fedeltà di 25 anni condivisi, non fanno eccezione. e, se posso dire, patiscono sulla loro pelle e nella loro anima una concezione della famiglia orrendamente maschilista. perpetuata dai preti del movimento, che con lo strumento avvilente della “sequela”, uccidono e mortificano la libertà, l’autonomia e la capacità di essere adulti di tanti adulti ( e soprattutto adulte) degli aderenti a cl. sono cose che vedo con i miei occhi. e vedere amiche che soffrono inutilmente è tristissimo… la pedagogia di cl è il contrario della pedagogia di dio (che è: libertà). io me ne andai per questo. allora cl non era ancora così tanto nelle stanze del potere, e certe cose erano meno evidenti. ma già c’erano, ad esempio in università. ricordo che mi volevano candidata per il consiglio facoltà. io rifiutai perché dissi che non mi piacevano le posizioni di cl su alcune questioni di allora (per esempio sugli spazi per la cusl in statale). quel giudizio non piacque. secondo il succitato maschilismo, mi diedero una opportunità: mi dissero che i miei giudizi erano influenzati dall’avere un fidanzato non di cl. che per il mio bene ormai avrei dovuto lasciarlo, visto che di trasformarlo in ciellino non mi era riuscito. alla mia età il fidanzato aveva da essere di cl, per non vivere parzialmente ecc. ecc. (chi è o è stato di cl capisce fin troppo bene l’uso ideologico che si fa in cl delle parole; parzialità è una parola chiave…). ovviamente non feci nulla del genere (quel fidanzato è mio marito da oltre vent’anni …) e allora mi diedero per persa. tu parli di ex che non hanno elaborato il lutto. è l’estrema beffa di una comunità che ti chiede tutto, ti spinge a consegnarti mani e piedi e – quando ti butta fuori – irride il tuo dolore. io ho sofferto davvero come di un lutto quando lasciai cl (significava gente con cui era amica che nemmeno mi salutava più… significava dover cambiare chiesa dove andare a messa tutti i giorni per non dover patire l’umiliazione di essere evitata durante la celebrazione, come un corpo estraneo). non irridere, perché il plagiato che trova la forza di liberarsi, vale 100 volte il suo plagiatore. credo dovresti leggere con più umiltà le storie di questo libro.

    • Corsara Says:

      Mi trovo molto in tutto cio’ che hai detto, io sono uscita anni fa e ancora nn ho elaborato il lutto, il fatto che mia sorella fosse di li’ complica tutto

  2. Giovanni Barbujani Says:

    Caro Carlo, bello veramente il tuo post, sincero e senza pretese di pareri altisonanti.
    Semplice e nato dalla tua di storia.

    Il libro non lo compro, perchè non mi interessa di legge storie sul rancore (che siano su CL o su chissacchè), c’è ne già troppo in tv e sui giornali.

    Risparmio i soldi e mi compro Il Piccolo Principe, più divertente e utile.

    Un abbraccio


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