Santa Giustina vs indiani

05/12/2010

La domenica è il giorno del Signore, non degli indiani. Vivono a Padova e non nelle tende i fedeli che riempiono la cripta della Basilica di Santa Giustina, dove si dice messa alle 9.30 (in cripta fa più caldo). La celebrazione è molto raccolta, non ci sono chitarre, c’è un organo, c’è anche un organista, ci sono il parroco, un monaco, molti vecchi, molti cinquantenni e molti trentenni, quest’ultimi osservati con gran rispetto da chi scrive, perché loro e non altri sono i baluardi della fede in quella che, nonostante l’esilio romano, resta la mia parrocchia. Non indossano pantaloni viola (che è il colore dell’avvento, ma sta bene solo addosso al celebrante), scarpe Hogan o pellicce ecologiche: sono gli eroi dei nostri giorni, costretti a difendersi dagli attacchi dei gentili tanto fuori quanto dentro la Basilica, dove il nulla avanza sotto forma di un volantino stampato – pensa un po’ – dalla Caritas diocesana. Il predetto non invita alla preghiera, al digiuno o alla carità… piuttosto a differenziare i rifiuti e a diminuirne la produzione, con citazione di Capriolo Zoppo, “capo della nazione indiana dei Duwamnish”. Sai com’è? Né Santa Giustina, né San Prosdocimo (patrono di Padova), né San Daniele, né Sant’Antonio, né San Luca, né alcuno dei martiri di cui sono conservate le spoglie in Basilica o in città avevano affrontato un argomento così caro ai quarantenni.

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