A Paolo Giacon, sulla Festa dei Veneti

09/09/2010

Carissimo consigliere provinciale padovano di minoranza, ti scrivo per farti notare qualche incongruenza presente nella tua nota sulla Festa dei Veneti. Per intenderci, quella in cui parli di “fallimento” della “rievocazione del plebiscito del 1866 per l’annessione del Veneto” all’Italia. Fallimento in quanto, secondo gli organizzatori, avrebbero votato “solo” 500 persone sui 45.000 e rotti partecipanti alla tre giorni di festa, uno su cento, come dici tu. Numeri bassi, paragonati al totale della popolazione veneta… non fosse che nel 1866 votarono in 650.000 su una popolazione di 2.500.000 persone e che, all’epoca, l’evento referendario ebbe maggiore pubblicità di quella offerta da due articoli sul mattino di Padova e un editoriale di Zwirner su Telenuovo. Senza contare che allora i seggi rimasero aperti per due giorni (21 e 22 ottobre), mentre a Cittadella solo per un paio d’ore e solo la domenica pomeriggio e che, differentemente da domenica 5 settembre, nel 1866 nessuno fu distratto “dagli stand gastronomici, birra, salsicce, piadine, ciambelle e bancarelle”, ingredienti vincenti di ogni ritrovi politico e culturale (a proposito, hai fatto un giro alla festa del Pd, il tuo partito, in corso a Padova? Non so oggi, ma ieri, di fronte a sei relatori accomodati sul palco nella “zona dibattiti”, sedeva solo una decina di persone sonnolenti. Inutile dire che negli stand gastronomici c’era la fila).
Circa il tuo dubbio, poi, sulla questione del voto femminile (nel 1866, come hai giustamente sottolineato, le donne non votavano) ti confermo che sì, a Cittadella le donne hanno votato. Sai com’è… per quanto “superficiali, inutili e grossolani”, né il presidente di seggio né gli scrutatori se la sono sentita di negare carta e penna a nonne, mamme e signorine.

Ultima cosa, permettimi, ma mi scoccia un poco, da venetista dell’ultima ora e con pochi meriti, sentirti insinuare che la rievocazione è stata un insuccesso “di Bitonci e dei suoi collaboratori”. I volontari che hanno lavorato all’organizzazione della festa non sono leghisti, o lo sono solo in parte e solo nel segreto dell’urna. Senza tornare all’edizione 2008, quella in cui un manipolo di attivisti ha srotolato lo striscione che puoi vedere in foto, durante l’edizione appena conclusa, nel dibattito di venerdì, l’assessore regionale leghista al bilancio Roberto Ciambetti (che ad occhio e croce ama “la Festa” meno di quanto non la amasse Galan) è stato duramente contestato sia da alcuni relatori che dal pubblico. Peraltro, e scusa la pedanteria, fra le fila dei volontari c’erano alcuni ragazzi di Unità Popolare Veneta (con tanto di maglietta e stand dedicato), che son tutto tranne che leghisti (vedi sito).
Fuor di polemica ti confermo comunque la mia stima, spero che continuerai a lavorare per la nostra terra come hai sempre fatto, e attendo il giorno in cui, e siamo in molti a sperarlo, più di 500, credimi, si farà un referendum democratico per l’indipendenza del Veneto. Magari quel giorno verrai a votare anche tu, voteranno anche le donne, non ci saranno carabinieri con lo schioppo puntato e nemmeno qualche delegato di partito come quello che (mi pare di ricordare o forse me lo son sognato, resto col dubbio e non insinuo alcunché) con coccarda sul giacchino, qualche elezione fa, davanti al seggio allestito presso la scuola Pascoli di Padova, ha fermato uno sbarbatello che è diventato con gli anni un pedante venetista, gli ha dato la mano strizzando l’occhio e gli ha detto: “Mi raccomando, vota bene!”

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3 Risposte to “A Paolo Giacon, sulla Festa dei Veneti”

  1. Paolo Giacon Says:

    Caro Carlo, grazie della tua risposta pubblica. Sollevi molti argomenti e ti rispondo volentieri anche se in maniera un po’ sintetica.
    1) Non entro nella questione delle modalità del plebiscito del 1866, i cui limiti conosco bene, è probabile che condividiamo molte valutazioni. L’annessione del Veneto al Regno d’Italia fu comunque frutto di un accordo politico internazionale e deciso a tavolino dai governi.
    2) Il fatto che i seggi organizzati alla festa dei veneti siano rimasti aperti poco e che abbiano votato anche le donne rafforza l’idea di una rievocazione storica errata e falsata.
    3) A qualche dibattito della festa del PD ci sono quattro gatti, è vero, ma la festa provinciale dura 15 giorni e ogni giorno ci sono 3 dibattiti (uno nello spazio giovani e due sul palco centrale). Aggiungo che è da giungo che tutta la provincia è popolata da feste democratiche: è oggettivamente difficile avere sempre i grandi numeri. La gente viene solo per mangiare? Certo, evviva, vuol dire che la nostra cucina è apprezzata e ci fa piacere. Dove è il problema? Non abbiamo seggi da riempire. Quando organizziamo le nostre primarie abbiamo sempre la coda fuori dai seggi.
    4) Se rileggi bene il mio comunicato non ho nulla contro mamme e signorine e sul loro sacrosanto diritto di partecipare alla vita politica e pubblica (!!!!), non siamo mica nella Serenissima, siamo in Italia! Il mio scopo era quello di evidenziare un paradosso ed un errore storico da voi commesso.
    5) Il mio comunicato stampa non è contro Raixe, ma è contro la Lega Nord che con un abile operazione di manipolazione mediatica si è appropriata dell’immagine, degli slogan e del senso stesso della festa. Questo non è un problema della sinistra, ma vostro. Bitonci ha guadagnato in termini di visibilità e consenso dalla festa. Se tu chiedessi ad una persona per strada, tutti ti risponderebbero che la festa è stata della Lega Nord ed organizzata da Bitonci. Sappiamo bene che non è cosi, Evidentemente sono riusciti a manipolare le informazioni giunte alla gente tramite i mezzi di stampa, oscurando Raixe e il movimento indipendentista.
    6) Il fatto infine che ai seggi vi siano carabinieri (ovviamente senza moschetti…) e rappresentanti di lista è previsto dalla legge. Informati. Anzi mi sembra auspicabile e giusto che ci siano entrambi. Anche il simbolo di partito è autorizzato. Sono sempre ai seggi durante le elezioni, porto lo stemma del mio partito di cui vado orgoglioso e saluto le persone che conosco. Ricordi benissimo, molto spesso suggerisco “vota bene, mi raccomando”. E lo dico ai tanti amici di sinistra e di destra, persino ai candidati degli altri partiti che incontro, con simpatia, con il sorriso sulle labbra. Senza illudermi che per questo qualcuno possa cambiare la sua preferenza elettorale. La gente non è tonta e credimi non si lascia certo convincere da una stretta di mano. A proposito, ti avevo convinto?

  2. Comunicato UPV Says:

    CENTROSINISTRA MASOCHISTA SULLA FESTA DEI VENETI

    Con questo comunicato Unità Popolare Veneta intende esprimere la propria posizione riguardo le dichiarazioni di alcuni politici sulla recente Festa dei Veneti di Cittadella. Il centrosinistra veneto, in uno dei suoi consueti raptus di autolesionismo, ha infatti innescato una serie di polemiche sterili e controproducenti. Il primo ‘Tafazzi’ è stato Piero Ruzzante del PD, che ha confuso la Festa dei Veneti con la festa della Lega, regalando in questo modo una visibilità immeritata ai padani. Raixe Venete è un movimento trasversale e apartitico, che si occupa esclusivamente di cultura e identità veneta, e il fatto che il sindaco leghista della città in cui si svolge l’evento parli sul palco non significa che sia il suo partito ad organizzarlo.Ancora peggio e riuscito a fare il consigliere della civica cittadellese di centrosinistra Martino Baggio, che ha fatto il diavolo a quattro per impedire l’alzabandiera col Leone Marciano sul pennone del monumento dedicato al partigiano Luigi Pierobon. Il pretesto è stato che la bandiera della Serenissima non è un vessillo istituzionale e non ha nulla a che vedere coi partigiani e la lotta per la libertà. Cari Baggio e soci, i vostri vessilli istituzionali hanno rispettivamente 150 anni (il tricolore) e meno di quaranta (lo stemma della regione), mentre il Leone di San Marco è da più di mille anni il simbolo di tutti i veneti, inoltre per noi della Sinistra Indipendentista non significa oppressione e chiusura, ma progresso e libertà, la stessa libertà per cui è morto Luigi Pierobon. L’unico risultato che avete ottenuto rinnegando il simbolo dell’Identita Veneta è stato isolare ancora di più il vostro già disastrato schieramento politico.Per finire, l’ultima polemica ha riguardato il finto plebiscito sull’annessione del Veneto al Regno d’italia, chiaramente una provocazione di Raixe Venete per tenere alta l’attenzione e innescare una seria riflessione sull’argomento. Questo l’hanno capito tutti, tranne il Partito Democratico, che per bocca del consigliere provinciale Paolo Giacon ha definito l’iniziativa e tutta la Festa dei Veneti un fiasco. Tanto per cominciare, 50.000 persone alla festa del PD veneto non arriverebbero neanche se suonassero gli U2, in secondo luogo, se siete così sicuri della vocazione tricolore del Popolo Veneto, perché non organizzate un vero referendum con un’unica domanda: ‘Volete restare con lo stato italiano o volete uno Stato Veneto indipendente?’Siamo sicuri che il risultato delle urne provocherebbe una crisi depressiva colletiva in ciò che resta della sinistra tradizionale italianista.

    Distinti saluti, rigorosamente a pugno chiuso.

    Unità Popolare VenetaComitato Direttivo Provvisorio(Per informazioni sul movimento andate su ‘unità.tk’)

  3. Paolo Giacon Says:

    Segnalo che non corrisponde al vero che ho definito la festa dei veneti un fiasco. Mi sono limitato ad esprimere un commento sulla rievocazione plebiscitaria, che costituisce uno degli eventi della festa.
    Spiace che Unità Popolare Veneta abbia riportato il mio pensiero in maniera superficiale e grossolana attribuendomi un pensiero che NON corrisponde al vero.
    Aggiungo che la cifra delle 50.000 presenze è stata diffusa sulla stampa dagli organizzatori della festa dei veneti e non è un’ipotesi del sottoscritto.
    Gli interessati possono prendere visione del comunicato originale collegandosi a questo link.
    http://www.partitodemocraticoveneto.org/dett_news.asp?ID=1600

    PG


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