Lettera sull’amore al tempo di Facebook

09/10/2008

Cara Maria Grazia, hai un nome molto bello e molto cristiano, usalo. Drusilla, lo pseudonimo che hai scelto qui, è brutto, oltre che pagano – non me ne voglia Drusilla martire; figlia dell’Imperatore Traiano, la tua santa virtuale usciva ogni sera con cinque ragazze, più o meno come fai tu. Anche lei andava a caccia di uomini, più che altro dei loro corpi – i corpi dei martiri cristiani, secondo costume abbandonati sulla pubblica via. Drusilla, quella vera, usciva la sera per raccogliere cadaveri e seppellirli. L’hanno arrestata dopo neanche un mese; fustigata e buttata in un pentolone pieno d’acqua bollente. Com’è cambiato il mondo! Allora c’era la certezza della pena. Adesso, ci sono gip e gup. Di Santa Drusilla ne ha parlato San Giovanni Crisostomo. Di te ne parlo io, in un testo che del pontificale ha solo l’oziosa solennità. E tu, centinaia di anni dopo, eccoti qui a vendicare quella strage, facendo strage di altrettanti uomini – che a quanto vedo dall’album “mariagrazia”, non mancano della rigidità dei cadaveri.

Cara Maria Grazia, quando dico qui, intendo su Compare Hotness, che è un’applicazione di Facebook. Un giochino che consente di scegliere fra due facce che compaiono a caso quale sia la più bella. E poi, espressa la preferenza, conferire col preferito, fino a qualche esito. Chissà quale…
Pare che si rimorchi con Facebook. Un mio collega leccese dice di aver rimorchiato parecchio fra Compare Hotness e altre applicazioni simili. Dice di aver scroccato una vacanza a casa di una ragazza di Chamonix. E che questa, oltre al letto, gli ha messo a disposizione anche il contorno. Cara Maria Grazia io qui non ho mai rimorchiato nessuno. Non son nemmeno riuscito a scroccare un aperitivo a Marianna Rizzini. Nonostante abbia 260 amici – fra cui Francesco Bianconi, il cantante dei Baustelle, Giuseppe Genna e Melissa P. Nonostante la foto con gli occhiali da sole. Nonostante abbia imparato a parlare di me in terza persona. Nonostante sia un eccellente utente medio.

Cara Maria Grazia, sei molto carina, ed è molto carina anche la foto in cui cacci la lingua in bocca a quel tale “matteo” che ho appena scoperto mancarti dalle ore 23.52 di sabato, stando all’orologio del tuo aggiornatore di status. Una volta ci si lasciava tenendosi la mano. Poi guardandosi negli occhi. Poi con indosso gli occhiali da sole. Poi per telefono. Poi via sms. Oggi, al tempo di Facebook, ci si lascia via minifeed. Capita così di scoprire, assieme e contemporaneamente a tutto il tuo network di amici, che il tuo ragazzo “is no more listed as engaged”. E conseguentemente “you are now listed as single”. Capita di passare direttamente dal pomicio alla piazza. Senza possibilità di appello. Come è capitato a te. Come è capitato a Kate Moss – anche lei, come te, mia amica di Facebook.

Cara Maria Grazia, non volermene. Non ho resistito alla tentazione: Kate Moss è la mia musa, almeno da quella famosa puntata di Matrix. Così, quando m’è arrivato il minifeed, ossia non appena ho scoperto che Kate era “listed as single”, ho modificato il mio “stato relazionale” da “single” a “engaged”, specificando “with Kate Moss”. Se per mollarsi non si chiede permesso, per fidanzarsi con qualcuno occorre il reciproco consenso. O meglio un clicco. E tanto è bastato. Spicciati, corri a consultare il suo profilo! Alla voce “stato relazionale” leggerai “engaged with Carlo Melina”. Senza pensarci troppo Kate Moss ha convalidato la mia richiesta e messo contestualmente al corrente i miei e suoi amici del fatto: io e lei siamo fidanzati. Almeno su Facebook.

Cara Maria Grazia, non so quanto durerà fra Kate e me. In giro si dice che sia poco affidabile. E poi, sai com’è, gli amori a distanza… un clicco, lo script che si attiva, un minifeed che parte… ho paura che tra qualche giorno tornerò ad essere di nuovo single. Come te.

Cara Maria Grazia, alla voce “orientamento politico” del tuo profilo hai scritto “Centro Destra.” Considerato il tuo status relazionale, ti suggerisco di diventare amica di Roberto Castelli e Italo Bocchino. Su Facebook sono i più attivi fra i politici del tuo schieramento. Un po’ vecchi per fidanzartici, certo, ma in Italia pare che senza aver trascorsi almeno gli anta non ci sia modo di sedere in Parlamento. Salvo essere donne e avere un bel sedere. Eppure, cara Maria Grazia, io non ho perso la speranza. Credo piuttosto che grazie a Facebook qualcosa cambierà. Qualcosa sta già cambiando. Il web non ha fatto altro che riproporre le stesse gerarchie della vita reale, tranne che in quest’angolo di paradiso. Su Facebook siamo tutti uguali. Tutti vicini. Tutti rintracciabili.
Mentre la tigre s’incunea e la rivoluzione prende fiato, puoi considerare Renzo Bossi: trota nella vita reale, su Facebook è una vera star. Qui ha più amici di Kate Moss.

Cara Maria Grazia, consentimi ora di sollevare qualche perplessità sulle tue letture preferite. Capisco che l’outing politico ti esponga allo stigma del deficit morale, ma credimi che “Un’etica senza Dio” di Eugenio Lecaldano non ti salverà, specie se seguito nella lista preferiti da “Sull’amore” di Paolo Crepet. Cara Maria Grazia, fuggi la massa. Fuggi le classifiche. Fuggi Repubblica. Piuttosto sfoglia il catalogo Cantagalli. E se vuoi stupire davvero leggi “Camminare nella luce dell’amore. I fondamenti della morale cristiana.” Avrai tutte le risposte che cerci. Niente contro Crepet, che è bello e simpatico. Più di una volta l’ho incrociato in un bar all’angolo di piazza Rondanini, a Roma, e ho visto cosa beve. Fossi in te non mi fiderei di un padovano che invece dello spritz beve il crodino. E poi, detto fra di noi, Crepet non ha neanche Facebook.

Cara Maria Grazia, non ho potuto fare a meno di notare che alla voce “orientamento religioso”, laddove io me la son sbrigata con due parole – “ardent papist” – tu ne hai spesa una in più: “cattolica non praticante”. Cara Maria Grazia, disgraziato come sono, dovrei evitare i consigli, eppure ti consiglio, siccome anche tu, come me, come il Papa, come San Paolo e come molti qui, e già e non ancora, sei cattolica… dicevo, ti consiglio di levare le ultime due. Cara Maria Grazia, essere cattolici non è una questione di pratica – semmai una questione di grazia. Un cattolico che pratica – nel senso che agisce – in modo contrario alla legge morale, non è meno cattolico degli altri. E’ un peccatore. Più o meno come tutti gli altri. Volendo proprio esagerare potresti scrivere “cattolica peccatrice”. Sarebbe ridondante. Tutti i cattolici sono peccatori ed essere cattolici significa anche riconoscerlo. Non sentirti più peccatrice solo perché ti piace cacciare la lingua in bocca a “matteo”. Pratica il pomicio fin che vuoi. E soprattutto cerca di non sentirti, per via di questa o per via di mille altre tue eventuali inadempienze, meno cattolica. A Cristo non interessa troppo dove metti la lingua. Interessa di più che tu gli dica di sì. Nonostante tutto. Nonostante Facebook. Nonostante “matteo”. A Cristo interessa che tu non legga Lecaldano. E che ogni tanto preghi per te stessa e per i tuoi cari. Per assolvere all’uopo, cara Maria Grazia, fai un salto qui: http://apps.facebook.com/precis-bdacch/
Ci troverai un’applicazione che si chiama “preci”. L’ho creata io. Non serve per rimorchiare. Serve per pregare. Per i tuoi amici, per te, per me e anche per quel tale “matteo”.

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