La letteratura, la vita, la morte, invece…

09/09/2007

Attenzione: post illeggibile – seguono riflessioni inattuali, premesse sottintese, pretese spropositate, conclusioni incerte.

…dicevamo, invece, che la letteratura non si fa sulla vita, i successi commerciali quelli sì, ma la letteratura no, lei la vita la crea, infatti immagina tua madre ormai vecchia, trascinarsi scipita, pochi capelli, muco che cola, dentro una chiesa, per assistere al funerale di suo figlio, tu, morto suicida, be’, eccone una prova: se sei vivo, la vita l’hai creata, se sei morto, se ti sei ucciso, l’hai fatto prima di scrivere un best-seller – complimenti in ogni caso, ma nel primo più sentiti.

Dicevamo, la letteratura ci vuole impegno per farla, e anche la vita per viverla, figurarsi a vivere di letteratura – meno a fare dei successi commerciali. Figurarsi a fare la letteratura come missione, come se a una cosa che si crea si potesse anche chiedere di servire ad altro oltre ad essere quello che si vuole che sia. Figurarsi, prima riuscire a fare una cosa e poi pretendere di controllarne gli effetti – c’è il rischio di non riuscire in entrambe le cose.

Neanche Iddio controlla il disimpegno delle sue creature, figurarsi gli autori. Figurarsi la letteratura, che quando è fatta, la missione è già compiuta. Figurarsi il disimpegno dei lettori, figurarsi il disimpegno degli autori che, quando c’è, non c’è la letteratura, magari qualche masturbazione, quella sì, una copia della vita, un piacere svelto, senza impegni, non senza conseguenze.

La letteratura fatta è come una vita vissuta di notte, ma non di notte come con una sconosciuta in hotel (o nel parcheggio di un hotel che costa meno), di notte come quando sogni e al risveglio vorresti essere ancora là, e le cose che hai sognato le hai ancora in mente, e la ragazza che hai sognato è come se non l’avessi mai amata tanto come da quando ti sei svegliato, conosciuta o meno che sia, e la cercherai per tutta la giornata, fino a quando non ti addormenterai di nuovo. Sia stata una ragazza, uno scorcio, un motivetto, un’intuizione.

Dicevamo: farla significa creare un creato, un mondo non solo possibile, ma vero. Dentro ci deve stare tutto, ma non si può ficcarcelo a comando. La pretesa di farlo un mondo così, è già abbastanza.

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9 Risposte to “La letteratura, la vita, la morte, invece…”

  1. Vito Says:

    Se c’è una cosa che avrei voluto essere, tra tutto ciò che non sono, è uno scrittore. Non per niente, qualche mese fa masticavo anch’io oziose domande sull’argomento, seppur in modo molto meno elegante.

  2. carlomelina Says:

    > Vito
    oziose domande, già. 😉

  3. Vito Says:

    E’ un modo più sintetico per dire “riflessioni inattuali, premesse sottintese, pretese spropositate, conclusioni incerte” 😉

  4. carlomelina Says:

    > Vito
    certo certo, non sia mai.

  5. una_straniera Says:

    Sei meglio di una Luna Park! (il commento da parte mia scrivero piu tardi, quando la mia letteratura arrivera oggi al tuo capitolo) 🙂

  6. carlomelina Says:

    > una
    facciamo uno di mezzo, di quelli che son sempre i più noiosi.

  7. una_straniera Says:

    Eccomi. Sono un po’ impegnata in questi giorni, ma ora sono pronta a trovare tempo al tuo capitolo.
    No, non parli sul serio! i tuoi capitoli – come sei consapevole – sono abbastanza divertenti o misteriosi o intelligenti… (mo, prendi questa frase per rinfrescarti dalle belle parole. Comunque, se dico io, puoi avere la certa sicurezza! I miei connazionali non riconoscono gli altri.) O scegliamo una Luna Park per vedere se fossi tu piu divertente? 😉
    Allora, cosa volevo di’? Il commento da parte mia e non dalla grande analisi del nostro famosissimo e illustrissimo autore (cfr. Carlo Melina)
    Allora. L’effetto della scrittura alla strana straniera come me e: come se fossimo seduti nelle montagne russe. All’inizio non riesco a capire il simbolismo (discesa), poi con grande forza cerco a capire un bel quadro patetico. (la letteratura come vita e bello, forse perche sono donna direi che la vita e come letteratura, anzi, avventura (come dice una canzone ma non lo so quale). Siamo sulle orme del patetismo e sulla fine della salita della montagna russa, abbiamo ormai un nodo nel mio stomaco grazie alla concentrazione che ho fatto per capire, pure linguisticamente, il contenuto quando lo scrittore con un volgarismo simpatico ci manda alla discesa e non sapiamo ormai se dobbiamo ridere, urlare, fare la pipi al dosso… E poi, come se non fosse successo niente, ci scrive una conclusione. Piccola gioia, ma io rido fin’ora!

  8. carlomelina Says:

    > una
    mai esegesi fu più professorale. cappello.

  9. una_straniera Says:

    ah, grazie, comunque di letteratura non ero mai brava – preferivo la matematica, la storia, la musica e il mondo del computer. Mah, questo testo mi ha chiamato al commento letterario. 😉


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