Una storia sul dire, sui genitori e sui figli

06/03/2007

C’erano una volta i genitori che comandavano i figli e i figli che si lasciavano comandare – prima le buscavano, poi diritti in camera. Punto e stop.

C’erano una volta le maestre e i somari. I promossi e i bocciati. Il bidello e il secchione. C’erano le note sul libretto. Oggi ci sono le notti prima degli esami.

C’erano una volta i ruoli. C’era una volta l’autorità. Oggi ci sono gli stili. Il corpo flusso. L’identità liquida e un sacco di scuse. Oggi c’è il diritto alla privacy – che vuol dire il diritto di fare cose di cui ti vergogni.

C’erano i genitori che picchiavano i figli – che vuol dire che non li trascuravano, che non avevano bisogno di tollerare ogni cosa.

C’erano i genitori rispettati. Ci fosse o meno, l’affetto non c’entrava nulla. Non è l’affetto che fa la paternità. L’affetto c’è anche fra cane e padrone.

C’erano i padri temuti e le madri rispettate. C’erano le decisioni prese di concerto, magari senza concertazione, ma – udite udite – c’erano “le decisioni”. Punto e stop.

C’erano i genitori, i figli e le decisioni. Oggi ci sono i pari.

C’erano le sciaffe, i crogni e le vescià. Oggi c’è il sentimento – che non lascia il segno, però fa più male. Serve a niente.

C’era la famiglia patriarcale, che poi è diventare nucleare e poi è esplosa.

Ci sono padri e madri che mendicano il rispetto dei figli. Che condiscendono ogni richiesta. Che si contrappongono l’uno all’altra, inevitabilmente – magari involontariamente.

Ci sono genitori che hanno bisogno di amici, ma non ne hanno. E quando se ne accorgono, chiamano i figli.

C’erano una volta le consuetudini. Oggi ci sono le cose che ti senti dentro. Ti sembrano più tue, eppure te ne dimentichi subito.

C’erano i voti coi numeri. Oggi ci sono gli alunni che danno i voti ai maestri. I figli che che danno i voti ai padri. E i padri che hanno bisogno di voti.

C’erano una volta i padri e le madri. In Spagna non ci sono più. Oggi ci sono il progenitore A e il progenitore B.

Oggi c’è il diritto alla paternità. Una volta c’era il dovere di essere padre. Ci sono le inseminazioni, gli impianti, e poi, pure loro…

C’erano i padri, oggi ci sono le brave persone. Oggi ci sono l’aborto, il divorzio e tante altre comodità.
Ehi! Non dirlo alla mamma, però 😉

[qualcosa di simile, anzi, di meglio, qui.]

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18 Risposte to “Una storia sul dire, sui genitori e sui figli”

  1. Daniele Medri Says:

    c’era una volta la scuola e la famiglia. Ora c’è ponte e il cellulare che squilla.

  2. e-wiz Says:

    E ora tutto questo non c’è più.

    C’è altro, però.

    The show must go on, diceva un ricchione.

  3. carlomelina Says:

    > e-wiz
    già, ci sono i flamer.

  4. e-wiz Says:

    Mi deludi, Melina.
    O forse ti deludo io. Ma scambiare il mio messaggio per una provocazione virtuale (quoque tu) è un pò tantito, non credi?
    Lungi da me, really.

  5. carlomelina Says:

    > e-wiz
    la tua non era una provocazione, quando vuoi provocare sai essere molto più, come dire, ficcante. semplicemente il nulla pigiato sulla tastiera – tu il nulla come lo chiami? io lo taccio.

  6. carlomelina Says:

    > daniele
    da dove credi che mi vengano le idee? dal parcheggio de “la puraza”? avevo in effetti già addocchiato. e non sbagli a ironizzare sulla questione dei diritti – dacché ormai tutto è diritto.

  7. Daniele Medri Says:

    @carlo: anche dietro una vongola ci sono grandi messaggi 🙂

  8. lukeforweb Says:

    nostalgico e reale.
    ma in tanti oggigiorno direbbero: “opinabile”

  9. Daniele Medri Says:

    apropos puraza: dov’è finito il post?

  10. carlomelina Says:

    > daniele
    fra le pale del mulino – mica barillla, ma toaff, appunto.

    > luke
    opinabile non so, brutto di sicuro – dico il post. comunque grazie.


  11. c’erano un padre e una madre
    oggi ci sono due babbi
    o anche due babbe

    post assai melinoso, quindi bellissimo
    😉

  12. Vito Says:

    Quello sui vecchi, in verità, era più melinoso.
    Questo, però, mi è piaciuto forse di più.

  13. carlomelina Says:

    > fratelli
    inter fuori. forza bayern.

  14. carlomelina Says:

    > vito + lupo
    di grazia, cosa intendete con melinoso?


  15. >crlmln:
    che ci vuoi fare
    c’era una volta un Angelo
    oggi c’è un Massimo

    melinoso è melinoso
    si intuisce, non si intende
    sennò non sarebbe melinoso
    😉

  16. Vito Says:

    Se ci fosse un sinonimo, che bisogno ci sarebbe di coniare un neologismo? Consideralo un complimento, e più non dimandare! 😉

  17. Vito Says:

    Lupo, vedo che abbiamo espresso in contemporanea lo stesso concetto!


  18. >Vito
    questo è un chiaro esempio di lupovitismo.


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