“Non credere mai all’imperatore”, cantava Claudio Chieffo, “anche se il suo nome è popolo, anche se si chiama onore”. Quindi, Eminenza, tu non credere a quello che gira sui giornali e tira dritto. La Chiesa cattolica dà allo Stato italiano più di quanto riceve e non gode di alcun trattamento speciale in quanto all’ICI, presto IMU. Come sai bene, le esenzioni, di cui si blatera in questi tempi sobri ed equi, riguardano “tutti gli immobili destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziale, previdenziale, sanitaria, didattica, ricreativa, culturale e sportiva”, tipo gli alloggi per universitari o gli asili che tu gestisci dove lo stato non è in grado di farlo, o tipo le capponaie in cui si strusciano (e spendono) giovani laici e infelici, per la felicità dei proprietari, avvantaggiati dall’essere soci di una delle varie Arci, compresa quella gay, o di combriccole simili. Eminenza, l’esenzione non è un privilegio che devi mantenere, ma un riconoscimento da parte della società civile, che ti permette di aiutare persone in contesti dove nessun altro può farlo. Che sia tu ad educare bambini, sfamare poveri, ospitare studenti, malati e loro parenti, non conviene a te, conviene allo Stato, che può rinunciare a compiti così gravosi, in cambio di un’esenzione fiscale. Robetta, non trovi? Capisco tuttavia quanto sia difficile sopportare il raglio quotidiano di chi ti descrive come una sanguisuga, strumentalizzando la tua chiesa pellegrina sulla terra solo perché si è un po’ imputtanita, essendo fatta di uomini e non di soci dell’Arcigay. Tu però non ci cascare, tieni duro e contrattacca: spiega per esempio che i turisti vengono in Italia per vedere le tue piazze e le tue chiese, non le uova di Fuksas o i ponti di Calatrava, ragion per cui tu potresti esigere una tassa di soggiorno di euro cinque a cranio, laddove si trovino opere di tua proprietà, quindi ovunque, oltre un biglietto di euro dieci per chiunque entri nelle tue chiese, con unica esenzione per i fedeli che si siano inginocchiati, segnati e che abbiano recitato un Pater e un’Ave.


