Gli amici giacobini, nel tricolore avvolti, forse ignorano, forse dimenticano che il mito Giuseppe Garibaldi era bevitore, puttaniere e poligamo. Spiace ricordarglielo: non sono gli aspetti pruriginosi della parabola umana del nizzardo a sorprendere o scandalizzare il lettore digiuno di verità e affamato di sussidiari e manuali scolastici.
Schiavista, traditore, bugiardo, corruttore, concussore, voltagabbana, assassino e delatore, inviso a tutti tranne che alla sorte e a buona parte della massoneria inglese che, alla bisogna, stuzzicando il suo narcisismo, acclamandolo sulla stampa e nei salotti chic, lo manovrò a suo vantaggio e a svantaggio di governi e governicchi dei mondi sui quali gli capitò di sbarcare, il mito Giuseppe Garibaldi trova adeguata collocazione nel museo degli orrori della storia grazie al documentatissimo, dettagliatissimo e – ohibò – pure avvincente saggio di Luca Marcolivio “Contro Garibaldi – quello che a scuola non vi hanno raccontato”.
Passando in rassegna le stragi di preti ai tempi della repubblica romana, la farsesca campagna sudamericana, il commercio di schiavi che “ha sempre portati nel numero imbarcati e tutti grassi e in buona salute”, e la cosiddetta impresa dei mille, l’autore illustra gesta e motivazioni di uno degli eroi dell’unità italiana che, 150 anni fa come oggi, si rispecchia nell’indegnità del suo mito.



25/05/2011 a 9:15 am
IMMENSO!