Napoli, dove le zingare son più belle

Maggio 20, 2008

Napoli. Barra. Appuntamento con due consiglieri di quartiere del Pd e una torma di accaloratissime mamme indigene. Appena arriva la polizia si irrompe nel campo rom adiacente. Unici testimoni per la stampa io e un operatore indigeno. Cachinni, insulti, qualche bestemmia: la guerra fra poveri si combatte ancora a parole.

Comincia a piovere, affondo i mocassini nel fango. Un maresciallo della Fedelissima scambia un’indigena per una rom. Sfido: oltre che alla penuria di grana, entrambe le fazioni sopravvivono a quella di denti.
Scanso le facili accuse di xenofobia: quella giovane rom incinta con un’altrettanto accalorata torma di sedioziosi amanti attorno, è donna talmente bella che subito la sposerei. L’operatore indigeno non è d’accordo: “chilla tene e malattie”.
Faccio ispezione, visito gli interni delle baracche, pasteggio a tè con gli abusivi. Ladri di bambini o meno, non dovrebbe essere concesso a nessuno di costringere dei minori - che dico? - dei poppanti coi piedi nella melma.
Cominciamo da qui: a una famiglia di italiani che trattasse dei medesimi alla medesima stregua, i medesimi sarebbero sottratti. Tutti d’accordo? I rom garantiscono: dateci delle case e vivremo coi piedi a secco. Saranno xenofobi, ma i miei mocassini, così, su due piedi, ci credono poco.

5 Risposte a “Napoli, dove le zingare son più belle”

  1. fedemello Dice:

    Io sto con i rumeni.

  2. miguel Dice:

    Melina sta con il Vesuvio.

  3. usta Dice:

    e i mocassini, che fine gli hai fatto fare?

  4. Domenicotis Dice:

    Se il Vesuvio non va da Melina ……..

  5. carlomelina Dice:

    > cari voi
    i mocassini son rimasti a napoli, magari prima o poi il vesuvio se li prende, li troveranno fra duemila anni, frammenti di civiltà scomparse, benché ciò non sia quello che auspico, che poi colle montangne c’ho poca confidenza, preferisco gli orizzonti sgombri, tipo pianura, appunto, quella padana.

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