Napoli. Barra. Appuntamento con due consiglieri di quartiere del Pd e una torma di accaloratissime mamme indigene. Appena arriva la polizia si irrompe nel campo rom adiacente. Unici testimoni per la stampa io e un operatore indigeno. Cachinni, insulti, qualche bestemmia: la guerra fra poveri si combatte ancora a parole.
Comincia a piovere, affondo i mocassini nel fango. Un maresciallo della Fedelissima scambia un’indigena per una rom. Sfido: oltre che alla penuria di grana, entrambe le fazioni sopravvivono a quella di denti.
Scanso le facili accuse di xenofobia: quella giovane rom incinta con un’altrettanto accalorata torma di sedioziosi amanti attorno, è donna talmente bella che subito la sposerei. L’operatore indigeno non è d’accordo: “chilla tene e malattie”.
Faccio ispezione, visito gli interni delle baracche, pasteggio a tè con gli abusivi. Ladri di bambini o meno, non dovrebbe essere concesso a nessuno di costringere dei minori - che dico? - dei poppanti coi piedi nella melma.
Cominciamo da qui: a una famiglia di italiani che trattasse dei medesimi alla medesima stregua, i medesimi sarebbero sottratti. Tutti d’accordo? I rom garantiscono: dateci delle case e vivremo coi piedi a secco. Saranno xenofobi, ma i miei mocassini, così, su due piedi, ci credono poco.


Maggio 21, 2008 a 1:08 am
Io sto con i rumeni.
Maggio 21, 2008 a 8:28 am
Melina sta con il Vesuvio.
Maggio 22, 2008 a 4:49 pm
e i mocassini, che fine gli hai fatto fare?
Maggio 22, 2008 a 9:46 pm
Se il Vesuvio non va da Melina ……..
Maggio 22, 2008 a 11:10 pm
> cari voi
i mocassini son rimasti a napoli, magari prima o poi il vesuvio se li prende, li troveranno fra duemila anni, frammenti di civiltà scomparse, benché ciò non sia quello che auspico, che poi colle montangne c’ho poca confidenza, preferisco gli orizzonti sgombri, tipo pianura, appunto, quella padana.