Carissimi amici,
“memento mori” e “memorare novissima tua et in aeternum non peccabis” ci insegnavano quando ancora il cuore dell’uomo non era offuscato dall’orgoglio. Quando la chiesa ricordava incessantemente all’uomo la bellezza del suo destino.
Novembre, per noi della clinica, è un mese di festa, per noi “chiesa militante” (medici, infermieri, personale, etc.), chiamati a contemplare tutti i giorni la chiesa purgante (quanti muoiono ogni settimana) e la chiesa trionfante (i piú di 350 che in tre anni abbiamo accompagnato in paradiso).
L’ultimo è di ieri. Si chiamava Julian, 43 anni, ammalato di AIDS come sua moglie (diventata tale alcune settimana fa quando ho celebrato il loro matrimonio dopo anni di concubinato e anche il battesimo della piccolina Belen di 2 anni, loro figlia, sieropositiva).
Corro al suo capezzale, è ancora lucidissimo ma già la morte aspetta che io termini il bellissimo dialogo con lui per prenderselo. Riferisco il dialogo:
“Julian è arrivata l’ora?”
“Sì, padre, lo sento e non vedo l’ora che il Signore mi prenda.”
“Julian desideri finalmente vedere Gesù e la Madonna?”
“Sì padre, tanto.”
“Hai paura della morte?”
“No padre, sono già molto stanco di soffrire.”
“Mi saluterai il mio Gesù e la mia cara Madonnina?”
“Sì padre Aldo te li saluterò.”
“Gli dirai che mi perdonino se sono ancora così poco appassionato a loro… e che li amo tanto e mi aiutino?”
“Sì padre”.
Prima di lasciarlo, sapendo che già la morte era dietro di me ed aveva fretta, gli dico: “Julian non preoccuparti per Graziella, tua moglie e i tuoi bambini. Tu dal cielo fai la tua parte ed io qui, farò la mia.”
Gli do un grande bacio, chiedendogli di fare lo stesso… e lui mi stampa sulla mascella destra un bacione. Chiamo le infermiere perché lo accompagnino tenendogli le mani e lascio alla morte il suo lavoro.
Alcuni minuti e Julian era morto. Lo guardo, un sorriso di paradiso sulla bocca. Celebro i funerali e gli do l’ultimo bacio, come faccio con ogni morto prima di sepellirlo.
Al ministro della sanità che alcuni giorni fa è venuto a vedere il nostro ospedale ed era letteralmente comosso ho parlato così:
Ministro: Padre qual é il segreto della bellezza e del modo con cui gestite la clinica?
P. Aldo: La presenza durante le 24 ore del giorno dell’unico direttore generale che è il Cristo Eucarestia, esposto nel centro della clinica.
Ministro: Ho visto e letto la “carta magna” della clinica, e vorrei che me la spiegasse meglio.
P. Aldo: E’ molto semplice, l’ammalato è Cristo per cui tutto il personale deve stare davanti a Lui come davanti alla Eucarestia, in adorazione, anche fisicamente.
Ministro: Come avvengono i turni di guardia?
P. Aldo: Ogni turnante consegna le cartelle di ciascun paziente davanti al Santissimo Sacramento, in ginocchio. Poi prima di andare in infermeria oguno deve salutare i pazienti uno per uno.
Ministro: Mi hai detto che ogni giorno fai la processione Eucaristica nella clinica. Mi puoi spiegare meglio?
P. Aldo: Sì, signor Ministro. Alla mattina con tutto il personale facciamo alcuni minuti di adorazione e poi parto con la comunione agli ammalati che sono coscienti di ció che ricevono. Do la comunione, bacio ogni paziente e mi inginocchio davanti ad oguno di loro.
Cosí rifaccio gli stessi gesti sia nella procesione di mezzogiorno che in quella della notte. Inginocchiarmi davanti ad oguno è riconoscere che l’Eucarestia che porto nelle mani in modo solenne vive nel Cristo che è ammalato. E’ la stessa cosa. Non solo, ma con i bambini ammalati, li tocco e gli faccio il segno di croce, perché loro innocenti sono una ostia bianca, sono Gesú bambino.
Ministro: Ma alcuni sono in condizioni pietose, con membra putrefatte, pieni di vermi, etc. Come fai?
P. Aldo: Se riconosci Cristo, anche i vermi non ti fanno problema. E in questo gli infermieri sono un esempio commovente.
Ministro: Ho visto che avete una mendicante con il naso mangiato dal cancro. Una cosa terribile e da volta stomaco..
P. Aldo: La suora che l’attende si è messa a piangere come una bambina vedendo la sua sofferenza ed ogni giorno lo pulisce, lo cura e aspettiamo di operarlo al più presto. Ministro è Gesú, anche se può fare ribrezzo.
Ministro: P. Aldo, qual è il problema di una riforma sanitaria?
P. Aldo: E’ il Papa a ripetercelo: “nessuno potra curare in modo adeguato un ammalato se non gli permette di incontrare l’amore di Dio.” Sono sempre piú convinto che senza questa posizione gli ospedali non servono a niente e i medici sono peggio degli stregoni.
Cari amici questo è il dialogo avuto con il signor Ministro Oscar Martinez, presente il senatore Alejandro Velazquez che con un affetto particolare sta lottando perché nella finanziaria che si sta discutendo nel parlamento sia riconosciuta la clinica per ammalati terminali come un’opera che lo stato deve aiutare.
Con affetto
P. Aldo


Novembre 11, 2007 a 4:08 pm
E bellissimo.
Ma suggerirei di vedere Gesu anche nelle persone sane e avvicinarsi con orgoglio, megalomania o gelosia ecc. da parte di tutti (tutti cioe cosi come adulti, bambini, operai, suore, preti studenti e vecchi). Forse diminuirebbe pure la sofferenza quotidiana.
Novembre 13, 2007 a 11:18 pm
> una
se padre aldo passa per roma faccio sapere. magari sarebbe bello che chi tu sai andasse in paraguay a tenere una lectio.
Novembre 15, 2007 a 1:16 am
no, io non lascio Europa e la lectio lasciamo a parte… E comunque senza di Te non mi verrebbero le parole!
Quello che lui scrive e troppo bello, ma sarebbe bello se le sue, voglio di’ le idee umane (perche di per se nemmeno potrei chiamarle cristiane) arrivassero anche a quelli che praticamente sono sani e hanno ancora tanto davanti a loro.