Davide Bregola invita i siori lettori alla riflessione sull’attualità del fumetto e l’inattualità di letteratura e storielle fatte soltanto di parole – prendendo come spunto un articolo di Goffredo Fofi.
Essendo io intrinsecamente conservatore, nonché tronfio avvocato delle perdute cause, in questa sede proverò a dibattere in favore delle sole parole – i disegnini non li so fare.
Facendolo, ahimé ammetto sin d’ora che il futuro non sarà certo del romanzo storico, ma del fumetto. Ammettendolo, purtuttavia, lo ammetto da conservatore – lo spiega bene Roger Scruton, nel suo meraviglioso manifesto: conservatore è chi cerca di conservare il più a lungo possibile le cose così come stanno nonostante l’ineluttabile destino avverso – un po’ come l’uomo che ama la vita cercherà di far funzionare il suo corpo quanto più a lungo possibile, nonostante sia destinato alla putrefazione.
Bene. Veniamo all’articolo di Fofi, che imputa al mercato l’atrofia letteraria, presupponendo due fatti: 1 che l’atrofia esista, 2 che la colpa sia del mercato.
Ora: l’1 è da dimostrare, magari dopo aver allungato lo sguardo oltre la livrea dei commessi delle “La Feltrinelli”… magari andando a sbirciare nei bugigattoli/rifugio di scrittori inediti quanto avvinazzati – non c’è solo quelle che si vende, non c’è nemmeno solo quello che si pubblica, a meno che non si prenda per letteratura ciò che il mercato decide che sia, o meglio, ciò che è comodamente reperibile in libreria, diventando quantomeno complici del reato che al mercato si imputa.
Il 2 è pure da dimostrare, con una differenza: fosse pur vero che il mercato ha ucciso la letteratura appiattendo generi, sentimenti e personaggi, anche il destino del fumetto è segnato e la sua vitalità ha da averci il fiato assai corto. Non è con semplificazioni e generalizzazioni, mischiando tutto e più in un calderone di “dato per scontato” (e a scanso di critiche) che si rende merito a qualcosa che nasce, e morte a qualcosa di altro.
Cito testualmente, da Fofi: “e poi, diciamocelo, scrivere è diventato troppo facile, basta un corso di scrittura e una laurea breve per ambire al successo, c’è poca selezione, si pubblica troppo e si continua a leggere relativamente poco, e finirà che presto sarà più alto il numero degli scrittori che quello dei lettori.”
Già, in Italia si legge poco e si scrive tanto. Come se il desiderio di esprimersi fosse riprovevole. Come se la scarsa propensione all’acquisto/lettura di libri fosse colpa di chi tanto scrive, mica delle concentrazioni della macchinaccia editoriale italiana – segnalo questo di Elena Inversetti, più chiaro di ogni mia ulteriore elucubrazione a proposito.
Che poi si sappia scrivere tutti, per carità, fosse vero non sarrebbe certo un male, anche se a sfogliare quotidiani e spulciare blogghe, non par proprio così, ma lo do per buono, e mi chiedo: se tutti sanno scrivere, che il merito sia solo della scrittura diventata automaticamente “più facile” (immagino per via dell’appiattimento e della volgarizzazione dello standard letterario)? Solo dei cattivi maestri di scrittura creativa?
Fosse anche sostenuta da basso narcisismo, io non la butterei giù la “nuova coscienza letteraria degli italiani” – almeno di quelli che vanno ai festival e pubblicano su lulu – per carità, senza leggere niente, come dice Fofi.
E poi: se tutti sanno scrivere e tutti son scrittori, a giovarsene è possibile che sia solo il fumetto? Alla lunga, ’sta concorrenza fra ignoranti, produrrà pur qualcosa di buono, fosse solo per l’ampio numero dei concorrenti?
Cito ancora: “il graphic novel può sperimentare in tutte le direzioni, come meglio aggrada ai suoi autori. Il mercato è ristretto e selettivo, i lettori preparati ed esigenti, e non si sforna certo un romanzo a fumetti con la velocità con cui si sfornano oggi quelli di parole (ti metti al computer, e via!).”
Ora: io mica voglio mettermi a spolverar teorie astruse, ma pare ovvio che più hai colori sulla tavolozza, più puoi colorar. Ovvio anche che nel fumetto ci sia più da mischiar fattori (parole, disegni, sequenze, tratti, poffarbacco!) Tuttavia ciò non significa che sperimentare con le sole parole sia affare meno degno (anzi, semmai il contrario), né dimostra a priori che siano esauriti gli ambiti di sperimentazione riservati ai parolieri. E poi… che i lettori di fumetti siano preparati e i lettori di romanzi no, mi pare un’argomentazione pretestuosa, da fanza, da blogghe, buttata lì perché fa fico. A proposito, ieri parlavo con un tale che ha appena aperta una casa editrice. Alla domanda “cosa pubblicherai?”, ha francamente risposto: “soprattutto graphic novel… sai, il mercato di fumetti… basta che intercetti un club, un circolo, una scuola di fumettari, pubblichi qualcosa del loro guru e hai venduta tutta la tiratura”.
Alla faccia della selezione!
A conclusione del peana, Fofi infila l’ultima stilettata: “Decisamente il graphic novel non ha nulla da invidiare alle altre arti, e sarebbe anzi giusto che accadesse il contrario.”
Sarà pure questo, ma io son conservatore e rispondo al tocco con una delle perle di quelle che regalava mia nonna: “i libri colle figure son da crucchi e da baucchi. Devi leggere quelli fatti di parole, lì sì che ti impari a immaginare.”


24/10/2007 a 4:16 pm
Solo tu non ti sei accorto che dietro ad articoli del genere si cela una marketta pagata a suon di sorrisi. Bregola pubblica Graphic novel, Fofi serve il pezzo. Sveglia!
24/10/2007 a 4:34 pm
> giuffredo
dubito che fofi scriva conto terzi. comunque il pezzo è di due mesi fa. e, per carità, se bregola ci dà alle stampe un graphic novel, mi pare lecito che tiri al suo.
24/10/2007 a 11:07 pm
Oggi ho visto qualcosa immorale nella metro: un uomo stava sedendosi e leggeva un libro. Dalla copertina sembrava un libro onesto e serio, poi quando l’ho sbirciato – perche sono fatta donna, cioe curiosa – ho visto che al posto delle righe ci stanno disegni in bianco nero e i testi nei cerchietti.
Va be’ quando si studia, lo studente preferisce le pagine piene dei disegni e delle foto, o quelle dove ci sono scritte 2-3 righe. E ovvio.
Ma quando si legge per divertirsi e si dimentica sognare sopra le righe, e gli occhi e il cervello si nutrono della pappa pronta sognata da una persona (in cui tante volte si deve concludere i romanzi in film) manipolandomi, allora la finisce anche Fantàsia. (cf. http://it.wikipedia.org/wiki/La_storia_infinita_%28romanzo%29#I._Fant.C3.A0sia_in_pericolo_.28A.29 )
24/10/2007 a 11:07 pm
caro Carlo, prendo la palla del tuo post al balzo per chiederti una cosa, secondo te ci possono essere i conservatori di sinistra?
24/10/2007 a 11:09 pm
ps. adesso ho letto la conclusione – sono contenta che sono d’accordo con quella.
24/10/2007 a 11:44 pm
> giorgio
diliberto come lo chiameresti, altrimenti?
per parte mia io ci ammicco volentieri ai libertari di destra, per esempio, che son conservatori circa diritti e morale (e magari proprio cattolici), progressisti/liberisti in economia.
> una
avevo temuto per te, pensando a cose ben più sconvolgenti.
25/10/2007 a 12:25 am
hai ragione, che dire allora, Teorema Diliberto? In effetti anche Di Pietro mi sembra accomunabile
25/10/2007 a 10:17 am
Basta saghe. Lo sai che fanno Mele.
25/10/2007 a 10:42 am
> fred
caspita! di tutti, tu non sei proprio il gender di persona da cui mi aspettavo simili rimbrotti.
25/10/2007 a 11:17 am
No no, ha ragione Melina, io invitavo al dibattito, perché pure io non so disegnare. Scrivo e nemmeno bene, ma ci credo. Per cui invitavo proprio a discorrere di questa cosa del fumetto vs. la narrazione. Giuffré la fa troppo facile, forse è un filofoso ellenista “scettico”, ma lo informo che dopo Pirrone di Elide la filosofia ha continuato ad essere dibattuta.Sorpreso?D.
25/10/2007 a 6:30 pm
Maestro, tutti ti cercano!
http://deconstructingcarlo.splinder.com
25/10/2007 a 7:10 pm
> davide
già, pure sulla pubblicità delle caramelle fisherman’s friend oggi c’era piccicata sopra na frase di pirrone – o n’altro del genere.
come a dire: parla parla, basta che qualcuno me se magna.
> fred
sono a pezzi.
25/10/2007 a 8:37 pm
Nego qualunque improvvida connessione fra il Carlo di cui sopra e l’altro Carlo di cui sopra. Era solo per fare pubblicità a questo maraviglioso progetto tutto italiano.
25/10/2007 a 11:28 pm
> fred
che ti sei messo paura? aver negato al telefono era già abbastanza, figliuolo.
26/10/2007 a 10:07 am
A che cosa pensavi nei miei confronti?…
26/10/2007 a 10:31 am
> una
dopo la nota vicenda del furto in autobus con successivi rincorsa del ladro e recupero refurtiva, be’, di tutto.
26/10/2007 a 10:48 am
Sei troppo simpatico! (ma questo mi sa, non e novita per te)
26/10/2007 a 11:00 am
Ah, volevo fare due note al mio commento piu piu piu precedente.
1. la Fantasia non viene confusa con l’inglese ‘Fantasy’.
2. Nel libro di Ende (logica tedesca) non siamo tutto staccato dalla realta – chi conosce il libro, sa che Fantasia cresce dai ricordi. Ma il protagonista alla fine ritorna alla realta arricchito da questo cammino del al di la. Non cosi come Don Quijote (logica spagnola) che non si stacca dai suoi sogni e fantasmi, e non riesce a ragionare nella realta.
Finche non dimentico, auguri alla tua nonna (paterna).
26/10/2007 a 11:06 am
http://carlomelina.wordpress.com/commenti/
26/10/2007 a 1:18 pm
bo’ non so, ammiratrice, sono ormai troppo vecchia di vedere le persone solo dalla vista… (Carlo, hai occhi azzurri?)
26/10/2007 a 3:51 pm
> una
ne ho uno solo.
26/10/2007 a 6:39 pm
27/10/2007 a 1:10 am
“Tutti quelli che ci hanno provato a far fuori Tex sono finiti a guardare l’erba dalla parte delle radici”.
giddàp!