Da un lavoratore in nero (Grillo vacci tu)

25/09/2007

Con una settimana di anticipo ti scrivo la breve vita del santo del mese. E’ un bambino idrocefalo (la sua testa ha una circonferenza di 60 cm) impossibile da operare e destinato a morire. Figlio di nessuno, la sua esistenza non è registrata in nessun libro. Per gli uomini, per lo stato non è mai esistito. Viveva nella strada, usato da un presunto “padre ubriacone” per raccogliere soldi dai passanti, che spesso impauriti, perché sembrava un mostro, lo guardavano inorriditi, seduto su una specie di carrozzella con il suo testone barcollante da ogni parte.

Questo bambino è giunto a casa mia, nel mio ospedale e da piú di un anno vive con noi. I primi mesi sono stati tristi per lui. Giá non parlava, emetteva qualche urlo, mi guardava con i suoi due occhioni che davano alla sua enorme testa una luce che permetteva a chiunque guardarlo con tenerezza, dopo un iniziale smarrimento e paura.

Con il tempo l’amore lo ha trasformato e quel corpicino, esile come uno stuzzicadente sulla cui punta appoggia questa enorme testa, sempre di più è diventato la nostra “Ostia bianca”. Stare davanti a lui, per me, è stato ed è come stare davanti al Santissimo Sacramento. Questa posizione di adorazione ha trasformato la sua tristezza in allegria. Da mesi sorride, grida, con l’unica mano che funziona mi prende per i capelli. Con una carota di plastica (il gioco che più gli piace) mi colpisce la testa e se la ride a crepapelle. Quello che per tutti, quando era sulle strada era un “mostricciattolo” o per l’Europa moderna un caso da eutanasia, qui è diventato la persona più importante della parrocchia, il più grande impresario della comunità.

Il Vangelo di domenica ci ricordava Gesú a casa di Marta e María, nel quale il Maestro esalta la figura, apparentemente inerte di Maria, e tira le orecchie all’efficente Marta. Ebbene questo bimbo è la continuità di Maria. Lui non può fare niente, niente per il mondo che lo vede come un essere inutile e niente neanche per Cristo. Lui non puó fare nessuna opera buona, lui non può fare tante cose per Gesù. Però lui fa quell’unica cosa che è necessaria e l’unica cosa che salva me e voi: vive per Gesù e di Gesù. Senza di lui il mondo sarebbe poverissimo e noi stessi saremmo ancora più miserabili. Per questo tutte le volte che lo tocco, mi faccio il segno della croce: tocco Gesù. E così diventa per me l’anticipo concreto del Paradiso.

In questi giorni una splendida notizia. Il tribunale ha deciso che deve esistere giuridicamente, per cui mi ha chiesto di mettergli il mio nome e cognome. Cosí adesso si chiama Trento Antonio (mio nome civile) Aldo (mio nome di frate). Quando il tribunale mi ha chiesto la data di nascita che volevo scegliere per lui, ho detto il “25 dicembre 1998”. Come Gesú! Puoi immaginare la mia gioia: anche giuridicamente è mio figlio. Un po’ come San Giuseppe con Gesú.

Non so quanto vivrà, ma questo non è importante perché per me uno è padre… uno è figlio per sempre. Ed io a 60 anni sono stato scelto come San Giuseppe per custodirlo, perché nel disegno del Padre, Antonio Aldo di 9 anni esiste perché ognuno di noi si salvi.

Con affetto
P. Antonio Aldo Trento


7 Risposte a “Da un lavoratore in nero (Grillo vacci tu)”

  1. maria Dice:

    L’importante è riconoscere il divino, capire che si può raggiungere e tendere tutta la vita a Lui.

  2. una_straniera Dice:

    E si. Oggi, seguendo un corso presso l’universita cattolica di Sacro Cuore, ero svanita dalle informazioni mediche. Ad un certo punto tra i termini tecnici e gli schemi proiettati sul concepimento ho pensato a questa storia.
    Ch’e strana! A quello un bambino possa nascere prima servono tantissimi fattori benefici, selezioni secondo la “natura”, solo i forti possono sopravvivere. Come mai vivono, allora, persone non “perfette”? che cos’e il loro “compito”?
    Mah, forse sono loro che fanno ricordarci che non noi siamo Dio solo perche siamo o, meglio dire, ci sentiamo sani e forti.
    Fanno ricordarci che non siamo nati a diventare macchine isolate, ma per diventare persone che accolgono l’altro.

  3. carlomelina Dice:

    > maria
    giaà, tendere…

    > una
    e il compito di grillo? ;)

  4. una_straniera Dice:

    Carlo, non capisco!!! Io sono solo una straniera innocente. Ho aperto il mio Garzanti, perche non ero sicura sul grillo cosa devo sapere. (oltre che l’animaletto) Come seconda spiegazione mi dava: “capriccio, idea improvvisa e insolita”. Se intendi a quest’ultimo e non all’animaletto, allora siamo quasi alla stessa via ma ci avviciamo da diverse direzioni. Perche, nonostante che c’e un filtro biologico molto elaborato che lascia vivi i forti sempre ci sono persone in vita che rimarrano “deboli” in tutta la loro vita (cfr. handicappati). A nessuno era garantita la salute, ne a te, ne ai tuoi figli, ne a me, ne ai politici che decidono sulle leggi sanitari, ecc. Per cui con la salute abbiamo non soltanto un dono, ma pure un debito verso cui hanno altri doni.
    Uh, si vede oggi e domenica, ho fatto un’omelia. Forse ero troppo patetica, piu portata alle scienze che alla filosofia, mah insomma.
    Eh, non so cosa vuole fare il nostro grillo. Forse chiediamo al grillo di Carlo Collodi! ;-)

  5. carlomelina Dice:

    > una
    “il papa è un amministratore delegato tedesco che gestisce due milioni di lavoratori in nero”, così ha detto tal beppe grillo, in italia noto ai meno e ai più, a stranieri e indigeni, teologi e bestemmiatori.
    con “e il compito di grillo?”, mi chiedevo retoricamente se il suo non fosse quello di far ricordare all’uomo che sì, la merda puzza.

  6. una_straniera Dice:

    ah, non sapevo. Allora ce l’abbiamo un Grillo parlante! ;-)

  7. una_straniera Dice:

    Devo dirti che sul Grillo da noi non si sente niente – noi abbiamo le nostre teorie non dobbiamo importarle. Tu non puoi immaginare – ma non penso proprio, ma diciamo cosi – che quando attraversi i confini d’Italia quanto non si interessa cosa dice il papa o la Chiesa – e piuttosto i cattolici sono i primi disinteressati. Casomai i fatti e l’agire che possono convincere o spaventare i credenti.
    E quando si sbaglia, oime, si trova sull’articolo principale dei giornali e non c’e scusa.
    Ma questa e un’altra storia che non c’entra con questa bella storia, ma almeno ho capito finalmente un po’ il collegamento tra il titolo e l’oggetto del testo. Grazie!


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