La parabola dei due giornalisti

30/08/2007

Gesù si trovava a cena con i suoi discepoli, quando il più caro fra questi gli chiese: “Gesù, chi può dire di averti amato? Colui che ama i tuoi precetti o colui che li segue senza amarli?”

Fu allora che Gesù rispose: “Caro Gezechiele, cari voi… benché io ami tutti quelli che mi amano e benché il Padre mio e vostro nella Sua immensa misericordia troverà anche il modo di amare e farsi amare anche da tutti quegli altri imbecilli, proverò a rispondere con una parabola…”

In una calda mattina di agosto due giornalisti cattolici si incontrano nella redazione del giornale cattolico per cui scrivono. Il più vecchio si chiama Gezebia, il più giovane Gezaele.

Gezaele un tempo di occupava di giudiziaria, ma ora scrive di sport, essendo stato al centro di parecchie chiacchiere e quasi licenziato per via della sua condotta immorale (non ha moglie e ama i dadi).

Gezebia, invece, editorialista di punta del giornale, è un uomo pio, da tutti conosciuto per la sua bontà d’animo; marito devoto di Gezabella, è padre di 7 vergini (Gezilia, Genzianella, Gennizzera, Gezualda, Gezanìa, Gezzica e Gennara).

Un po’ per via del suo buon nome, un po’ perché Gezebia è uno dei migliori giornalisti cattolici della Gezestina, il chiacchierato Gezaele, avvicinatosi, gli dice: “Caro Gezebia, ho bisogno del tuo aiuto.”

“Chiedi pure…” gli risponde Gezebia “purché non mi si tratti di soldi per riparare ai tuoi debiti di gioco.”

“Grazie Gezebia” dice allora Gezaele “ma non si tratta di debiti di gioco. Anche se sempre di soldi si tratta. Insomma… è successo che un politico rosapugnone mi ha chiesto di scrivergli un libro, promettendomi in cambio i 1500 euro che si devono a un ghost-writer…”

“Be’, qual è il problema?” lo interrompe Gezebia.

“Il problema è” fa allora Gezaele “che nel libro dovrei argomentare a favore dell’aborto… ecco, e a me non va proprio di argomentare a favore dell’aborto.”

“Non temere” ingiunge Gezebia “una volta incassati i soldi, il politico dirà a tutti che il libro l’ha scritto lui. E il tuo nome non comparirà nemmeno in quarta. Nessuno saprà che l’hai scritto tu.”

“Questo lo so, ma così facendo, anche senza che nessuno lo venga a sapere, io lavorerei per il diavolo e tradirei il mio Dio per 1500 miseri euro.”

“Mi stai forse dicendo caro Gezaele, che hai già deciso e che non scriverai quel libro?”

“In verità ti dico: sì, ho già deciso. Non scriverò quel libro.”

“Bene… come hai detto che sia chiama quel politico?”


12 Risposte a “La parabola dei due giornalisti”


  1. Io non sono eh oh!

  2. carlomelina Dice:

    > marco
    è ben noto a tutti che oltre ad amare i dadi e i ragazzi tu sai anche scrivere e far di conto, figliuolo.

  3. Federic Dice:

    Vai avanti così e ti faranno pagare l’ICI su questo blog!

  4. ilaria Dice:

    eh beh… di questi tempi se lo conoscessi io il politico mica solo il libro ci scriverei. anche se con 1500 euri mica me lo pago l’avvocato per la causa…

  5. carlomelina Dice:

    > fede
    la pago volentieri, questo blog è decisamente profit.

    > ilaria
    ma un giornalista lo corrompi facile facile anche con meno. se poi è cattolico…

  6. ilaria Dice:

    beh, si, con le mie doti nascoste che poi non si riescono neanche a nascondere molto bene… male che vada torno su dagospia…

  7. carlomelina Dice:

    > ilaria
    tira più un centesimo di euro, io credo. con tutto il rispetto, consentimi.

  8. ilaria Dice:

    con la fame di soldi che ho in questo periodo, ti consento tutto. o quasi

  9. carlomelina Dice:

    > ilaria
    son mica giornalista, io.

  10. Santaruina Dice:

    Queste cose nel mondo reale non succedono, no, no…

    Blessed be

    p.s: Gennizzera…. :-D

  11. carlomelina Dice:

    > santa
    aspetto la tua versione della parabola dei due architetti.

  12. una_straniera Dice:

    Bo, forse saro troppo patetica, ma non penso che la domanda sta nell’essere o non essere cattolico/a, ma semplicemente nell’autostima – e x non scandalizzare tanto i cristiani, certamente in quello come stai davanti a Dio (questo ultimo passo non devono prenderlo gli atei.). Mica i cattolici diventano santi da quelle tre goccie di acqua santa o da un vestito o un devoto!


Lascia un commento