E’ opinion comune che infrangendo la legge morale la si metta in saccoccia a Dio. Quasi che peccando si dia spessore alla propria libertà individuale - la si eserciti davvero. Quasi che il peccato sia la beata condizione dell’uomo che - quanto valorosamente dipende dai casi, si erge oltre le solite antiche e inique prescrizioni.
Quasi che l’infrangere sia atto di emancipazione – un atto peraltro mancante di contenuto, nemmeno in una dimensione residuale. Quasi che l’uomo sia indipendente dalle cose che fa. Quasi che egli sia impermeabile all’esperienza.
“L’occhiolino al serpente, un morso alla mela e dito medio a quello là che, fosse per lui, dovrei mangiare solo cachi.”
“Stupido è chi lo stupido fa”, diceva una mamma. E diceva bene. Tradotto per i non-minorati, quel che diceva significa che le azioni che uno compie, lo definiscono. Che sono parte di lui, della sua storia. Che si servono di lui - nella fattispecie si potrebbe dire, senza offendere le Scritture, che il male si serve dell’uomo, ma si sa, a parlar di “male” qualche “adulto” potrebbe offendersi. Il male non esiste, vuoi mettere? Volete mettere? Basta guardarsi in giro, no?
Esempio: in un’unica occasione un marito tradisce la propria moglie. Non viene smascherato nemmeno dal più guascone dei suoi colleghi. Letteralmente “la fa franca”, quasi che il suo peccato non sia mai esistito. E addirittura se ne dimentica. Eppure… egli è, in quanto l’ha fatto, un fornicatore. Non solo davanti a Dio - che lo giudicherà alla fine dei tempi e lo perdonerà perché misericordioso, non solo di fronte a se stesso e al suo senso di colpa - specie se, appunto, se n’è dimenticato, ma per definizione, direi “di fatto”, egli è un fornicatore.
Stringi stringi: il peccato fa il peccatore, non viceversa. Il peccato è un raggiro, la cui vittima non è il censore, ma il peccatore stesso. Chi pecca non frega Dio, non frega la legge o gli altri idioti che le vanno dientro. Frega se stesso, perché diventa quello che fa.
Ora: magari il più preparato fra gli ossequiosi praticanti della cristianità che leggono i miei interventi vorrà ribadire il solito appunto: “sei un luterano!” Eppure, prima di ribadire, mi lasci concludere che, specie di questi tempi a-morali, chi di dovere potrebbe spiegare a chi gli compete - cioè a tutti, che il rispetto della legge morale non solo compiace Dio - e ciò è il meno, non solo fa “tanto bello” - compiacendo gli “adulti”, ma giova all’uomo - lo salva dentro, lo salva davvero.


Febbraio 27, 2007 a 2:21 am
Vera giuoia è trovarti sempre paolino (Rm 7,20), cioè cattolico.
Febbraio 27, 2007 a 9:06 am
Senza dimenticare Rm 7,19, please…
Febbraio 27, 2007 a 9:25 am
> preparati entrambi
per me e gli altri impreparati, certo di non far torto a nessuno se non al “male”, riporto:
7,18
io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo;
7,19
infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio;
7,20
ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me;
Febbraio 27, 2007 a 10:38 am
Lui preparato, io solo provocato
Febbraio 27, 2007 a 11:18 am
Bel post.
Frullati a parte.
Febbraio 27, 2007 a 8:00 pm
Ammetto la mia totale ignoranza nel campo delle sacre scritture, dei dogmi e della teologia in generale.
Però… rileggendo le tue parole, mi sorge spontaneo un interrogativo!
tu parli di “legge morale”, sostenendo che il rispetto della “legge morale” giovi, in primis, a se stessi e poi …
ma la legge morale cos’è? ti riferisci ai comandamenti? ai peccati capitali?
se è così, se credi che esista una “legge morale” assoluta definita da Dio (magari il Dio dei Cristiani), allora mi sembra sia futile (o addirittura arrogante) il “giovare a se stessi”.
rispettare la legge di Dio è condizione necessaria per evitare l’inferno (o il purgatorio), per rispettare il proprio Dio. tanto basta.
se con il termine “legge morale” non intendi i Dogmi, le Sacre Scritture e simili… come fa l’individuo a stabilire cos’è peccato?
riferendomi al tuo esempio: il marito fornicatore perchè dovrebbe essere dispiaciuto di “essere fornicatore”? e se egli intimamente godesse ad “essere fornicatore” ancora più che a “fornicare”?
personalmente credo che la legge morale sia completamente soggettiva e che dipenda unicamente dalla scala di valori che l’intelligenza, l’esperienza e la cultura personale determinano nel singolo individuo.
in questa ottica è forse la coerenza con i propri principi a nobilitare/giovare all’individuo. ma egli potrebbe comunque vivere in contrasto con la società.
se non si accetta l’esistenza di una morale oggettiva ed esterna, l’unico parametro di valutazione dell’agire individuale che rimane (forse è meglio dire “che conviene rimanga”) è la ricerca del “bene comune”.
un parametro spesso assai confuso.
spero di non aver detto un mare di assurdità, verrò a leggere eventuali risposte.
saluti
j
Febbraio 27, 2007 a 9:58 pm
Carissimo nipote,
quello che hai scritto è ottimo!
Lo condivido pienamente,
anzi lo condividerebbbe anche San Tommaso,
che nel Contra Gentiles III, 122 (Marietti n. 2948)
scrive: ” Non enim Deo a nobis offenditur nisi ex eo quod contra nostrum bonum agimus”.
Febbraio 27, 2007 a 10:48 pm
> carissimo Zio
con uno Zio così anche il più somaro dei nipoti prima o poi impara qualcosa. grazie per la risposta, dunque.
> jacopo78
con grande simpatia, mi e ti chiedo: cosa ne verrebbe fuori se io mi mettessi a commentare i tuoi post sulle infrastrutture di rete?
comunque sia, una cosa più delle altre mi ha colpito del tuo commento; ad un certo punto dici:
se credi che esista una “legge morale” assoluta definita da Dio (magari il Dio dei Cristiani), allora mi sembra sia futile (o addirittura arrogante) il “giovare a se stessi”. rispettare la legge di Dio è condizione necessaria per evitare l’inferno (o il purgatorio), per rispettare il proprio Dio. tanto basta.
posto che:
che esista una legge morale iscritta a priori nella coscienza dell’uomo lo credono i cristiani, lo crede Kant e lo credevano i greci. ma queste sono bazzecole per un relativista, quale (lo dico ancora con simpatia) tu sembri essere.
detto quanto:
al di là della generale confusione di termini e concetti (non te ne faccio una colpa, non farmene però se la osservo) mi va di soffermarmi su un aspetto assolutamente sbagliato del tuo discorso - intendo sbagliato in senso assoluto - perché solo chiarendoti quest’inezia avrebbe senso discettare oltre.
ossia:
il dio dei cristiani non si accontenta di sapere che l’uomo segue la sua legge. non è un sanzionatore. non è disinteressato alla sorte dei “suoi figli”. il suo obiettivo non è che lo compiacciano rispettando la sua legge. il suo obiettivo (e quindi anche l’obiettivo della sua legge) è che siano felici e che si ricongiungano con lui.
il dio dei cristiani non è un giudice, ma un padre. un pastore che vuole difendere il suo gregge. e’ dio d’amore. deus caritas est.
egli soffre se l’uomo soffre - sia che soffra nell’aldilà che nell’aldiquà.
prova a riflettere su questo aspetto ché di dogmi, fornicazione e bene comune si fa sempre tempo a parlare.
> Vito
suvvia suvvia…
> Viracocha
grazie - non per il frullato, ma questa è un’altra storia.
Febbraio 28, 2007 a 2:06 am
|> jacopo78
|con grande simpatia, mi e ti chiedo: cosa ne |verrebbe fuori se io mi mettessi a commentare i tuoi |post sulle infrastrutture di rete?
non ne ho idea, ma sarei felice se provassi. scrivo proprio per spiegare certi concetti e discutere di essi con chi non ha possibilità/voglia di dedicarvi il tempo che vi dedico io.
|comunque sia, una cosa più delle altre mi ha colpito |del tuo commento; ad un certo punto dici:
|se credi che esista una “legge morale” assoluta |definita da Dio (magari il Dio dei Cristiani), allora mi |sembra sia futile (o addirittura arrogante) il “giovare |a se stessi”. rispettare la legge di Dio è condizione |necessaria per evitare l’inferno (o il purgatorio), per |ispettare il proprio Dio. tanto basta.
|posto che:
|che esista una legge morale iscritta a priori nella |coscienza dell’uomo lo credono i cristiani, lo crede |Kant e lo credevano i greci. ma queste sono |bazzecole per un relativista, quale (lo dico ancora |con simpatia) tu sembri essere.
diciamo che non sono un amante dei dogmi e della fede. perseguire il benessere della maggioranza degli esseri umani è l’unica forma di “legge morale” che posso considerare se non valida, almeno utile.
|detto quanto:
|al di là della generale confusione di termini e concetti |(non te ne faccio una colpa, non farmene però se la |osservo) mi va di soffermarmi su un aspetto |assolutamente sbagliato del tuo discorso - intendo |sbagliato in senso assoluto - perché solo chiarendoti |quest’inezia avrebbe senso discettare oltre.
rilievo malcelata supponenza (è un peccato?)
|ossia:
|il dio dei cristiani non si accontenta di sapere che |l’uomo segue la sua legge. non è un sanzionatore. |non è disinteressato alla sorte dei “suoi figli”. il suo |obiettivo non è che lo compiacciano rispettando la |sua legge. il suo obiettivo (e quindi anche l’obiettivo |della sua legge) è che siano felici e che si |ricongiungano con lui.
|il dio dei cristiani non è un giudice, ma un padre. un |pastore che vuole difendere il suo gregge. e’ dio |d’amore. deus caritas est.
|egli soffre se l’uomo soffre - sia che soffra nell’aldilà |che nell’aldiquà.
|prova a riflettere su questo aspetto ché di dogmi, |fornicazione e bene comune si fa sempre tempo a |parlare.
non mi intendo di teologia, ma non pensare che non abbia riflettuto sulla figura di Dio che propongono i Cattolici (vivo in Italia!).
Il problema è in assenza di Fede, la razionalità rende difficile considerare infinitamente buono e misericordioso un Dio che ci fa soffrire su questa terra ma soffre insieme a noi, che ci punisce per aver mangiato la mela mandandoci via dal paradiso terrestre ma vuole ricongiungersi con noi, ecc. ecc.
Per dirla con le parole di Hans Jonas, dopo Auschwitz abbiamo la certezza che Dio non può essere contemporaneamente onnipotente, buono e conoscibile.
se hai argomenti per confutare questa tesi, ad eccezione della fede, sarei felice di ascoltarli.
se ritieni che i miei interventi siano fuori luogo, smetterò immediatamente di postarli.
saluti
j
Febbraio 28, 2007 a 12:12 pm
Dio ha donato all’uomo il libero arbitrio ed è l’uomo a scegliere di fare il bene o il male. In tutti noi c’è una coscienza, ma c’è chi la mette a tacere e chi no. Bellissima la frase di san Tommaso..l’amore di Dio verso l’uomo implica un Suo interessarsi a ciò che la creatura può fare per il suo bene.
Febbraio 28, 2007 a 3:44 pm
> jacopo78
contrariamente alle mie consumate costumanze in merito ai commenti (vedi voce in legenda), nel risponderti ho conservato rigore e pur anche delicatezza. ora: discettare di argomenti che non conosci per tua stessa ammissione è pratica impossibile specie se non appena si appunta alcunché la tua reazione è il dileggio.
non metto in dubbio che tu non ti intenda di teologia, ma metto in dubbio che le premesse delle tue riflessioni abbiano parenti nel catechismo della chiesa cattolica.
quanto a jonas: egli è studioso di gnosi e dice cose da gnostico. mio nonno, invece, ha detto che dopo auschwitz lui in polonia non ci mette più piede. non so se rendo.
per i cristiani la fede non è un sentimento o un’intuizione. tanto meno un “argomento”. la fede è un “qualcosa di razionale”.
per ogni uomo (cristiani compresi) la vita la morte il senso dio etc. sono “mistero”.
siccome né “il cristiano” né tu avete maggiori elementi per risolvere il garbuglio, il mistero resterebbe muto se non lo si facesse parlare con la fede.
fortunatamente o meno sia “il cristiano” che tu fate un passettino in più. con una differenza: tu imputi a dio un’intrinseca irrazionalità, lui invece dice che è buono.
sia tu che lui, però, compite un atto di fede, perché entrambi cercate di dar “ragione” del mistero.
solo che, appunto, il suo atto di fede sembra insinuare che dio sia buono, il tuo che, qualora ci sia, non lo sia.
ma in entrambi i casi, ripeto, né tu né lui potreste smentire l’atto di fede dell’altro.
a questo livello, c’è poco da argomentare: la fede non è un teorema o un’ideologia. è un’esperienza che come tale può solo essere testimoniata.
non si pone da parte del cristiano il problema di gareggiare, in questo contesto. non gli interessa aver ragione.
un cristiano, piuttosto, si preoccuperebbe di testimoniare che quanto ha trovato nella sua fede corrisponde di più alla domanda di felicità che lui e tu avete nel cuore - quando mi piglia l’argot ciellino mi faccio schifo da solo.
ah, sia chiaro: se osi dire che qua e là ho spolverato un certa supponenza vengo a suonarti a casa con un legno di frassino in mano - e mica di quelli a forma di croce.
> Mary
san tommaso, appunto: a proposito di fede&ragione.
Febbraio 28, 2007 a 9:56 pm
grazie per aver formattato meglio il mio post e per la risposta articolata e chiara.
non intendevo dileggiare quanto scrivi, ma solo fare un appunto ironico.
saluti
j
Marzo 1, 2007 a 1:53 am
Mi piace ’sto Jacopo. Un libretto di cinquanta pagine di Hans Jonas (ohé, dico, Hans Jonas!) e via, risolto il problema di Dio. Mi permetto di consigliare Etienne Gilson, “Dio e la filosofia”, o “L’ateismo difficile”. Difficile incastrare i medievali, o pretendere di dire chissà quali novità basandosi su epitomatori gnosticheggianti.
Marzo 1, 2007 a 5:01 pm
> jacopo78
credo che si sia formattato da solo.
pure io, ironico, pure io.
> epitomatore
discetta discetta i sicomori vengono a galla.
Marzo 2, 2007 a 12:12 pm
per arrogante
lungi da me pensare che Jonas, come chiunque altro, possa aver risolto il problema di Dio. Il problema di Dio non può essere risolto, perchè non è un problema.
come giustamente osserva carlomelina, tutto ciò che è trascendente è “mistero”. soltanto un arrogante (e pure un po’ ottuso) può pensare di avere in tasca qualche forma di verità sull’argomento.
leggendo Jonas avevo trovato interessante questo uso della logica applicato all’analisi della figura di Dio. devo aggiungere che, nell’ipotesi che abbia senso utilizzare questo strumento umano per sondare l’imperscrutabile, mi sembra che il ragionamento di Jonas “fili piuttosto liscio” (per usare un termine tecnico).
ma è meglio che smetta di postare su questo blog, come “uomo di scienza” mi muovo tra questi argomenti come un elefante in un negozio di cristalli.
un grazie a carlomelina
per la tolleranza e la competenza dimostrate
Marzo 2, 2007 a 5:26 pm
> jacopo78
suvvia suvvia, non essere arrogante con l’arrogante - scommetto 50 copechi che trattasi di uno che in quanto a discettamenti, scienza e fede ne ha da insegnare un po’ a tutti. - egli è uomo sia di fede sia di scienza.
che poi uno debba essere tacciato di arroganza perché pensa di avere qualche verità in tasca, be’, mi pare un’arroganza.
se io non pensassi di avere qualche verità in tasca, la mia fede non sarebbe fede, ma dubbio. idem, se pensassi solo di poter dubitare di tutto, la mia verità in tasca sarebbe che non potrei avere delle verità in tasca. in ogni caso di verità in tasca tratterebbesi.
competenza poca, tolleranza a strappi, ma con la confidenza un poco alla volta si va tutti d’accordo.
Marzo 3, 2007 a 1:14 am
>competenza poca, tolleranza a strappi, ma con la confidenza un poco alla volta si va tutti d’accordo.
adoro le storie a lieto fine.
Marzo 3, 2007 a 9:24 pm
> milla_
eh già, capita a tutti di cecchipavoneggiarsi talvolta.
Marzo 4, 2007 a 6:52 pm
Davvero non riesco a comprenderlo questo discorso….non perchè mi perda negli interminati spazi e nei fecondi interstizi del tuo pensiero, ma perchè non riesco a capire cosa accosti termini così diversi come legge, morale, fede!
una legge morale…..che significa? Che è morale una legge o che la morale è legge? e se fosse insieme lo stesso, quale morale dentro la morale e quale legge dentro la legge? Sarà ma questi discorsi mi sembrano di vecchia scolastica o di apriorismo kantiano. Ma già a suo tempo si fece notare che la legge morale….quella kantiana…. non aveva bisogno di un Dio, ma era un dovere, dovere assoluto, fede nella razionalità preordinata dei discorsi della ragion pura. Lo stesso dovere che un formalista come Kelsen usò per costruire la sua cara Stufenbau, che non è un nuovo modello di elettrodomestico, ma un ordine gerarchico di costruzione dellla Legge! disacrante per un cattolico o per qualsiasi credente ma anch’essa Legge assoluta! passarono gli anni, passaron le riflessioni e… oibò, dinuovo la cometa della Legge Morale. Ecco che legge fu giustizia, ecco che con Giustizia si parlò di responsabilità, ecco che Jonas, Rawls e i tanti teorici della giustizia si dilettarono sui modi e i metodi per trovarla. MA TROVARE COSA E CHE? é l’atto che fa l’agente o l’agente l’atto…ancora una volta la legge della causalità è padrona. Quasi fosse possibile scindere, così come eminenti matematici e fisici fanno, elementi e cause anche per le cose umane. Atto ed imputazione dell’atto. Ma imputo cosa e il valore di cosa? E forse il dispendio di teologia o forse di teoria si chiarisce solo con il dispendio di costruzioni sul mondo. L’onda successiva arriva puntuale. Agli inizi del 2000, dopo una lunga astinenza, le lezioni di Legge morale tornano a riempire i programmi didattici delle università. Il neokantismo si occupa anche di questo problema “pratico”, non senza scatenare forti reazioni immunitarie. Si ha quì a che fare con relativismo, multuculturalismo, di legge di giustizia e simili mostruosità. E di nuovo si parla di Legge Morale. Non si giunge certo ad alcuna innovazione teorica, a meno che non si vogliano considerare come prestazioni teoriche la valutazione del concetto di valore, la distinzione tra essere e dovere, la sensibilizzazione dell’apriori trascendentale di Simmel o l’opposizione tra un’etica del valore formale e un’etica del valore materiale di Scheler. Come ci si poteva aspettare, troviamo un surplus di codificazione delle nostre azioni attraverso imputazioni preordinate, mediante schemi virtù/valore. In nome di questa sola morale si danno incarichi a commissioni per l’articolazione di interessi e per la preparazione di regolamenti. Lascio agli astrologi la questione di chiarire per quale ragione la legge Morale ricompaia con regolarità. é lecito dire che chi discerne di morale non può non evitare di farla in termini di comunicazione morale….circolo, circolo vizioso! Voglio giungere a qualcosa partendo dal qualcosa. Voglio imputare un’azione decidendo l’azione, agisco sapendo di agire, quasi fosse possibile discernere tra atti voluti e fatti incidentali in questa società complessa. Questo circolo autoreferenziale può venire in tal modo ampliato, ulteriormente ingrandito, non può essere evitato. Sazi di tale giro del nulla, noi golosi ce ne beiamo. Cibo rarefatto, troppo rarefatto per un goloso di novità teoriche! suvvia, dunque, lasciamo al mistero irrazionale della fede i segreti della sua stessa Legge Morale! Distinguere a volta aiuta a comprendere.
Marzo 4, 2007 a 11:30 pm
> Carmine
sappiamo entrambi che il giurista sei tu, che l’intellettuale sei tu, che il quaraquaqua sono io, quindi non serve chiedermi di fare non confusione quando confusione non ho fatto, piuttosto mettendomi in confusione con la tua retorica socratico-tellica (tellica nel senso di terronia tellus) che gran compiacimento ti porta ma poco aiuta a sgarbugliare il discorso. per questo, ti dirò, mio carò, che qui la confusione la stai facendo tu, dacché io non mi sono riferito a legge morale o a morale legge, ma a leggemorale tuttattaccato. cosa da cristiani, non da esperti di diritto come te - diritto, come dire, terraqueo. giustizia stessa non è né fine né precondizione (perdona il mio lessico inaproppriato, non mastico l’argot terraqueo, ma neanche tu mi pare ti sforzi di masticare il cherubinesco) della leggemorale, che appunto è dono grazioso del creatore, invito e consiglio, sentiero che diritto da lui conduce, sentiero buono, dacché chi la percorre bene sta. il problema della responsabilità non l’ho posto, come vedi non mi interessava e me la son cavata colla storia della misericordia. per il resto, da quel che dico, è evidente che l’agente - diciamo correttamente “soggetto morale” - compie l’azione, ma essa, compiuta, definisce chi l’ha compiuta connotandolo. ah, sia chiaro, qui non si cercano innovazioni teoriche, ma il bene del soggetto morale, quindi, insomma, che me ne frega dei programmi delle università? il mio massimo è di frequentare di straforo qualche lectio tu sai dove e di chi. che poi, scusa, ma Simmel, si rivolta nel suo cubicolo a sentirsi citato tanto per citare, dacché egli era uomo che del parlar gastronomico aveva fatto la sua legge se non morale, quantomeno… erm… pastorale. la legge morale e il tomismo, cui lievemente pare rifarsi il mio discorso, se pur inciampa nel problema come dici tu delle “virtù”, nella codifica delle azioni mica ci sbrissia più di tanto. semmai un’etica della situazione, sganciata da un legge morale aprioristica, ci sbrissierebbe. e di imputazioni, appunto, manco l’ombra, quantomeno nel mio discorso. per quanto riguarda il discorso del discernimento e del dinamismo dell’agire, be’, le mie sono le tue obiezioni, ma, prudentia, direbbe lo zio Tom(maso): e poi, tanto è vicino un click, che a proposito non posso che rimandarti qui. facciamo che invece di comprarlo, te lo regalo, sempre se tu e quel ricchione del tuo e mio amico mi regalate un copia del libello che avete scritto voi professoroni. che poi la fede sia mistero irrazionale, sono d’accordo, ma preferisco chiamarlo, sempre fedele all’argot cherubinesco “meraviglioso dono del Signore.”, un po’ come la tua donna potrebbe chiamare i tuoi fluenti capelli biondi - preferisci forse “felice combinazione causale di tratti ereditari?” spero di essere stato abbastanza oscuro. lo sono stato? oscuro io? e stato dove? abbastanza cosa? ancora mi devo chiarire.
Marzo 5, 2007 a 12:17 am
nell’oscurità del mio discorso non aggiungo “artro”, anche perchè sarebbe inutile smuovere un fervente cherubino. Quale degno rappresentante del linguaggio demitiano e terron mi limito a dissentire rinviando ad altre occasioni ed altre situazioni codesta “teson”. Il ricchione che non vedo dalla notte dei tempi è affaccendato in affaccendate cose politiche……….il libro vedrò di spedirtelo se mi dai indirizzo o altra forma di comunicazione.
P.s
Se la mia ragazza accarezzando la mia folta chioma mi dicesse quelle parole non solo rinvigorirebbe le mie prestazioni ….di questi tempi un pò mollicce ma sarebbe mejo der viagra! Dal profondo della mia oscurità……….un saluto Nostradamus
Marzo 5, 2007 a 9:35 am
> Carmine
allora ce l’hai, la ragazza…
Marzo 5, 2007 a 2:06 pm
ragazza non esageriamo……il divertimento!
Marzo 6, 2007 a 5:15 pm
> Carmine: ma parla anche?
Marzo 6, 2007 a 8:49 pm
a volte mentre ansima!
Marzo 8, 2007 a 3:45 pm
eh! L’asma è una realtà difficile da affrontare